Belluno, solo dieci comuni in “zona rossa”: «Contagi in calo, ma stiamo attenti»

Il report settimanale dell’Ulss evidenzia un’incidenza pari a 162 casi per 100 mila abitanti. Sono 16 i comuni dove non sono stati evidenziati casi di positività tra i residenti

BELLUNO. Scende il numero di contagi in provincia, tanto che l’incidenza si attesta a 162 casi ogni 100 mila abitanti. La buona notizia arriva dal report settimanale dell’Ulss 1 Dolomiti, che fotografa la situazione della pandemia nella settimana tra il 29 marzo e il 4 aprile.
Rispetto ai sette giorni precedenti, l’incidenza di casi ogni 100 mila abitanti risulta in piena regressione, soprattutto nelle zone di montagna: dal Cadore al Comelico, da Cortina all’Agordino.

Soltanto tre i comuni che ancora registrano un’incidenza superiore ai 500 casi per 100 mila abitanti: San Nicolò, Colle Santa Lucia e Alleghe. Sette le realtà dove i casi vanno da 251 a 500 sempre per 100 mila abitanti: le new entry Limana, San Gregorio nelle Alpi e Soverzene e le quattro conferme, ovvero Borgo Valbelluna, San Vito di Cadore, Selva di Cadore e Vigo di Cadore. Sedici i Comuni dove non si registrano casi di positività.

L’analisi

L’emergenza in provincia pare lentamente rientrare e la conferma arriva dal direttore del Dipartimento di Prevenzione, Sandro Cinquetti che tira un cauto sospiro di sollievo. «Dopo qualche giorno in cui il numero dei contagi era pressoché costante, registriamo finalmente una flessione nell’incidenza dei contagi. Se questi dati dovessero essere confermati nei prossimi giorni, significa che la terza ondata di Coronavirus ha avuto un’evoluzione molto più contenuta rispetto alla seconda. Come molti ricorderanno, tra novembre e dicembre siamo stati in enorme difficoltà, dovendo gestire anche 250 nuove positività al giorno. Tra fine inverno e inizio primavera, invece, siamo arrivati a un massimo di 90 casi, con la situazione che è rimasta sempre sotto controllo».

Quali le cause che hanno portato a questa flessione che tutti si augurano sia l’inizio di un trend stabile? Per il capo della Prevenzione dell’Ulss 1 Dolomiti, i motivi sono tre: «Due sono relativi al gioco di difesa e uno a quello di attacco», spiega Cinquetti. «Nel gioco di difesa hanno influito le restrizioni imposte a livello governativo, con la zona rossa e il contact tracing più esteso per la volontà di controllare le varianti, presenti in provincia soprattutto con quella inglese; fondamentale anche la decisione di portare a 14, anziché 10, i giorni di isolamento e quarantena, allargando anche il tracciamento su una platea più ampia di contatti degli infetti. La presa in carico dei servizi sanitari, insieme al contact tracing e alle decisioni sulla quarantena sono state incisive».

La terza causa della flessione va ricercata «nell’effetto della campagna vaccinale. La profilassi, infatti, non ha lo scopo di ridurre i contagi, ma di far sì che la popolazione non si ammali e che la gente non muoia. Pensiamo alle case di riposo, dove si è riscontrato il quasi azzeramento del numero di contagi».

Il capo della Prevenzione monitorerà costantemente la situazione: «Se il trend dovesse essere confermato anche nelle prossime settimane e se tutti noi non commetteremo errori, imprecisioni o gravi leggerezze, potremo finalmente liberarci dall’impegno relativo ai contagi e affrontare con sempre maggior decisione la campagna di vaccinazione». —


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