Nicole e i vent’anni da scoprire: «Voglio vivere l’università, ai miei coetanei dico: basta feste»

Studentessa di Giurisprudenza, lancia un appello ai ragazzi che non ne vogliono sapere di seguire le regole

«Desidero tornare a cantare in macchina canzoni a squarciagola, ma il vostro egoismo me lo impedisce» 
 

BELLUNO. Nicole Fenti ha 19 anni, è di Belluno e studia Giurisprudenza. Tanti i sogni riposti nel suo cassetto. Tanta la voglia di libertà, ora che la pandemia l’ha costretta nella sua cameretta. «Data la complessa situazione che su tutti i fronti stiamo vivendo, mi è difficile restare in silenzio di fronte a chi imperterrito continua a trovare un modo per raggirare le restrizioni».

Parole dure le sue, un monito a tutti quegli adolescenti che non rispettano le regole, «una mancanza di rispetto particolarmente diffusa tra i miei coetanei», sottolinea Nicole. La sua speranza è che, «provenendo il rimprovero da una ragazza della loro età, ascoltino queste parole». Già, perché secondo Nicole è questo l’unico modo per tornare alla normalità pre-Covid: «Ci sarà tempo per godersi la gioventù, per festeggiare la spensieratezza. Per favore, partite da voi stessi per cambiare il resto: siete responsabili della situazione in cui vi trovate nel momento in cui non fate nulla per correggerla». (Francesco Saltini).

***

LA LETTERA APERTA
 
Cosa devo fare? Cosa dobbiamo fare? Sono stanca. Siamo tutti stanchi. Tutti qui bramiamo la normalità. Sembrava una parola così banale, con un’accezione quasi negativa e ora è un bagliore passato della nostra esistenza. Una situazione monotona che sfuma felicità e allegria. Un quadro generale che ci rende stressati, accrescendo la nostra rabbia. Una rabbia che, da un anno ormai, non trova più sfogo.
 
Così, cerchiamo qualcuno da incolpare: maledetto questo Covid-19 e chi ce l’ha portato, corrotta quella politica teorica che non sa calarsi nel piano pratico, arroganti i giornalisti che ci travolgono nell’oblio della disinformazione, insulti ai medici che non hanno trovato una soluzione immediata e critiche al vaccino perché chissà cosa conterrà.

No, no, no e ancora no. Le pandemie sorgono e contagiano, non dipendono dalla nostra futile volontà, non spetta a noi, sulla base della nostra cultura cinematografica, stabilirne le origini complottistiche: cessiamo questo smodato protagonismo.

Chi dirige la situazione nel nostro Paese ha le competenze per contemperare le esigenze di tutti, trovandosi tra le mani una situazione più ampia di come noi possiamo immaginarla, nella quale le nostre difficoltà vengono moltiplicate per ciascun membro del popolo italiano: fermiamo questo paradossale istinto di giudizio della qualunque.

I giornali in questo mare di notizie cercano di portare a galla ogni piccola novità, mantenendoci al corrente di ciò che ci circonda, ma la selezione spetta a noi: interrompiamo la moda del giustificazionismo dell’ignoranza. I pilastri della sanità mondiale vengono messi in dubbio, da chi si sente dottore di sé stesso senza un briciolo di competenza, chi vive dell’“Ho sempre fatto così e sono stato meglio”, un’insensatezza che a voce alta sembra quasi una barzelletta rivelando in realtà tutta la tristezza che ci dovrebbe investire di fronte a tali affermazioni: mettiamo da parte la sindrome del professorino. Questo bigottismo ci ha soltanto portati dove siamo ora: passi indietro verso l’inizio, allontanandoci dalla fine.

È troppo semplice criticare finché non si è chiamati all’azione. Parlare seduti sul divano di casa, magari attraverso un telefono senza metterci la faccia, commettendo più errori di chi si trova al vertice di questo scenario. Fa più rumore però, chi cade dall’alto.

Sorgono spontanei degli interrogativi. Cosa dovremmo fare? Cosa dovrei fare? Siamo disorientati. Io sono disorientata. Sono una ragazza di 19 anni che si sente amareggiata per il comportamento di una fetta di Paese che sembra preferire la superficialità, l’indifferenza in una situazione che richiederebbe maturità, sostegno reciproco.

Qui mi rivolgo in particolare alla mia generazione, a coloro che stanno attraversando quel periodo della vita in cui tutto è una corsa. Sono furiosa e qui ho innumerevoli ragioni che spiegano la mia rabbia. Quando vengono da un adulto i rimproveri sono difficili da digerire, sembra che dall’alto della loro età non capiscano. Io invece sì, vi capisco. Ma solo in parte. Sento l’esigenza di vivere la vita universitaria che per il momento ho solo sfiorato attraverso lo schermo del pc. Ho bisogno di vedere i miei amici, di sfogare le mie emozioni in una serata di festa.

Desidero tornare a cantare in macchina a squarciagola, schiacciati come sardine mentre i pensieri si dissolvono tra le note. Programmo rimandando festeggiamenti. Ho voglia di spensieratezza e normalità anch’io. Queste necessità possono apparire primarie alla nostra età, sembrano strumentali al dinamismo a cui siamo abituati. Vi dirò però: finché c’è la salute tutto il resto sembra essenziale. Finché si possiede qualcosa di così prezioso come una buona condizione fisica e psichica propria e dei propri familiari, si dà tutto per scontato. Finché non si sbatte il naso non si capisce. Il problema è che sbattere il naso significa fare male a più di qualcuno.

Ho detto che sono stanca. Ho detto anche che sono arrabbiata. Sono stanca di essere arrabbiata. Mi sono arrabbiata e mi sono stancata. Ho capito che urlando non mi sentireste perché il volume della musica dei vostri festini sarà sempre più alto della mia voce, allora scrivo.

Sono arrabbiata perché ci è stato chiesto un sacrificio che di fronte a tutti i problemi che ora ci circondano è irrisorio: starcene tranquilli. Che la zona sia gialla, arancione, rossa ci hanno sollecitati a usare prudenza. Invece voi imperterriti continuate.

Vedo feste tutti i giorni, minimo in 20 persone, con tanto di video su Instagram per aggiornare tutti i follower sullo stato della vostra idiozia. Mostrate aperitivi, serate alcoliche, spese per cenoni. L’importante è fare vedere che né il Covid-19 né le autorità vi hanno fermati? Vi dico io cosa invece cosa state ostentando: il vostro egoismo. Un egoismo sfrenato che non conosce rispetto per nessuno, nemmeno per voi stessi. Se pensate di essere superiori al sistema agendo in tal modo, in realtà vi rendete solamente piccoli e ridicoli.

Il vostro comportamento altro non è che una grande mancanza di rispetto. Mancate di rispetto a tutti coloro che vi stanno intorno, comportando un rischio per la loro salute e per quella dei loro prossimi contatti.

Mancate di rispetto a chi è ormai un anno che si attiene alle restrizioni, con tutti i sacrifici che comportano, sentendo limare ogni giorno di più la propria libertà perché persone come voi hanno continuato a vivere come se nulla fosse.

Mancate di rispetto alle autorità che cercano di evitare danni ulteriori, ai medici che da tempo lavorano a ritmi devastanti sollevando con le loro braccia un sistema ospedaliero in ginocchio.

Mancate di rispetto al numero sempre crescente sugli schermi dei televisori: morti, pazienti in terapia intensiva, contagiati. Mancate di rispetto a voi stessi che in questo difficile momento storico avreste potuto scegliere come contribuire e avete preferito stare a guardare: vi ridicolizzate attraverso video social, sondaggi per richiedere chi del vostro pari quoziente intellettivo e livello di acerbità si unirà ad una privata festa in garage, o mostrando gli ultimi giorni di gloria prima del passaggio della zona al colore più scuro.

Invoco la vostra coscienza esigendo rispetto per tutti. Sentitevi responsabili della situazione in cui vi trovate nel momento in cui non fate nulla per correggerla.Vi chiedo di riflettere prima di parlare, di pensare prima di agire, di ponderare ogni decisione alla luce dell’eccezionalità della situazione.Maturate, datevi da fare ora.Ci sarà tempo per godersi la gioventù poi.Solo così potremo tornare alla normalità: passi avanti rispetto all’inizio, avvicinandosi alla fine. —

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