Sostegni, mezza provincia di Belluno resta a secco

Preoccupazione per le risorse da distribuire in base alle presenze turistiche. De Menech: «Ci sono comuni senza alberghi»

BELLUNO

Circa la metà dei Comuni del Bellunese rischiano di non prendere un euro dal fondo di 700 milioni per la montagna previsto dal Decreto Sostegni.


Il Senato lo esaminerà nei prossimi giorni. C’è ancora qualche ora di tempo per presentare emendamenti e il deputato bellunese Roger De Menech, insieme ad altri parlamentari, è al lavoro per alcune modifiche da suggerire ai senatori.

«Le risorse verranno distribuite in base alle presenze turistiche, ma ci sono comuni, come Pedavena, che col monte Avena richiama numerosi sciatori e, invece, non dispone di alberghi. Circa la metà dei Comuni della provincia è in queste condizioni. Il nostro tentativo è di garantire risarcimenti, seppur in misura diversa, comunque proporzionale, a tutti i Comuni», spiega De Menech.

Altro esempio? Cibiana non ha alberghi, se non due rifugi, ma ospita una frequentatissima pista di fondo.

C’è quindi il problema dei soldi che potrebbero non bastare, problema che è stato sollevato ieri in Parlamento. Nel Decreto Sostegni sono destinate agli enti locali montani “risorse importanti”, in particolare per i Comuni e per le imprese e i professionisti delle filiere della neve e del ghiaccio in crisi per una stagione invernale mai partita. Ma serve un impegno ulteriore.

Lo ha ricordato proprio ieri Tiziano Maffezzini, consigliere nazionale di Uncem, durante l’audizione nelle commissioni riunite Bilancio e finanze del Senato nell’ambito dell’esame del Dl Sostegni. «È importante l’opportunità offerta ai territori montani per ristorare a seguito del blocco della stagione invernale che ha prodotto forti danni e ripercussioni. La somma destinata a questo comparto è di 700 milioni di euro, cifra notevole ma credo che alla fine sarà insufficiente rispetto alle esigenze che verranno evidenziate dal territorio. E dunque dovrà essere integrata con altre risorse per le imprese e gli enti dei territori montani in un nuovo decreto».

Maffezzini ha proposto di «valutare l’idea di scorporare nell’ambito delle risorse disponibili i ristori legati alla componente impiantistica, per chi gestisce impianti a fune, e redistribuire la restante parte sulla base delle altre classi di imprenditori e professionisti presenti sui territori, a partire dai maestri di sci».

Uncem ha sollecitato particolare attenzione anche per rifugisti e guide alpine. Opportuno, secondo Maffezzini, che le modalità di assegnazione delle somme di ristoro vengano coordinate in tavoli regionali con i Comuni e le associazioni degli enti locali, definendo parametri certi e chiari.

Per evitare sperequazioni nel riparto delle risorse tra Regioni, in base alle presenze turistiche nei comprensori, Uncem ha proposto il modello francese per il quale, nel prossimo decreto di riparto della cifra, si tenga presente la perdita di fatturato facendo una media dei bilanci dell’ultimo triennio.

Sulle Dolomiti ci si chiede, in ogni caso, quando cominceranno ad arrivare i primi sostegni (o ristori). Pare che bisognerà attende ancora un mese, perché dopo l’approvazione del Senato, il provvedimento passerà all’applicazione delle Regioni, dove potrebbero insorgere nuovi problemi. Con la rivendicazione di sostegni anche da parte di chi ha qualche terra alta, ma non turistica. —


 

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