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Alta tensione nelle case di riposo bellunesi: inizia la conta dei non vaccinati

Pochissimi i direttori dei centri servizi che hanno già preso delle misure nei confronti dei no vax

BELLUNO

Le direzioni delle case di riposo fanno pressing sui dipendenti per ottenere la massima, se non assoluta, adesione alla campagna vaccinale per l’immunizzazione dal Covid, ma nelle strutture il clima si fa teso. La legge che impone l’obbligo vaccinale per il personale sanitario è entrata in vigore e martedì l’Ulss 1 Dolomiti ha inviato a tutti i direttori delle rsa una mail in cui ha chiesto l’elenco dei non vaccinati. Ma questa domanda ha scatenato in qualche struttura l’ira dei non vaccinati, che hanno obiettato che l’elenco deve recare i nomi di tutti i dipendenti e non solo dei no vax.

Direttori e presidenti di case di riposo si trovano in una situazione non facile da gestire e se qualche struttura, in modo coraggioso, ha già iniziato a sospendere i lavoratori non immunizzati, nelle altre si attende l’input della Regione. Oltre a non volere, in questo momento, prendere una decisione autonoma in merito ai lavoratori no vax, chi gestisce i centri servizio teme di ritrovarsi un numero elevato di persone da sospendere e vista la carenza di figure professionali come infermieri e operatori socio sanitari nel mercato, questo potrebbe rappresentare un problema per il servizio da erogare. Qualcuno sta pensando di sospendere i “disobbedienti” solo dopo averli rimpiazzati.

Distretto di Belluno

Nel distretto di Belluno, che conta una quindicina di case di riposo, sono solo quattro quelle che ad oggi hanno tutto il personale vaccinato o che comunque si vaccinerà se è stato positivo al virus. Sono le strutture di Val di Zoldo, Longarone, Ponte nelle Alpi e Santa Croce. Sei sono i lavoratori che non hanno voluto vaccinarsi nei centri servizio di Limana e Belluno, 4-5 no vax si registrano a Livinallongo e a Santo Stefano, anche se sapere con precisione i dati è difficile «visto che per la privacy noi gestori», dicono dalle due strutture, «non possiamo sapere chi non ha aderito alla campagna vaccinale».

Due le persone che si sono rifiutate di immunizzarsi a Sedico (gli operatori sono attualmente in ferie) e Agordo, mentre a Cortina un unico operatore non si è vaccinato per motivi di salute ed è quindi stato impiegato in altre mansioni, come fa sapere l’amministratore unico Paolo Stocco. All’appello mancano Auronzo, Pieve di Cadore e Alpago, i cui numeri ad oggi non sono noti.

Distretto di Feltre

Nella rsa di Quero, su una trentina di operatori tutti hanno aderito alla profilassi, come conferma il direttore Genesio Borsoi. Alla Soteria di Seren del Grappa, 45 operatori fra personale sanitario e cucine/pulizie sono stati vaccinati. Sette non ancora. E c’è un “no vax”. «Fra chi non ha ancora fatto il vaccino sono prevalsi, per la massima parte, dubbi e perplessità sui problemi di salute», spiega la direttrice Alessandra Pilotto, «ma confidiamo che possano superare queste resistenze, fatto salvo un caso per cui potrebbe essere controindicato il vaccino».

Settanta sono i dipendenti della Fondazione Sant’Antonio Abate che gestisce la casa di riposo di Alano. «Il personale ha aderito alla campagna vaccinale in maniera massiva», dice la direzione.

Casa Kolbe di Pedavena ha cominciato a “istruire” il personale, 120 dipendenti nella filiera operativa della rsa, fin dal mese di gennaio. «Se il dipendente è vaccinato o no», spiega la direttrice Roberta Bortoluz, «questo è un dato riservato che può avere a che fare anche con le condizioni di salute individuali. In ogni caso, stabilire chi è obbligato a vaccinarsi e verificare chi si è vaccinato non sono funzioni di competenza del datore di lavoro». Alla casa di riposo di Arsiè, infine, «su 28 Oss, tre non hanno voluto vaccinarsi», dichiara il direttore Emanuele Dall’Agnol. —
 

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