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Biblioteche al bivio: «Apertura di 15 ore e addetti qualificati o niente contributi»

Le strutture fanno i conti con la nuova normativa regionale. Francescon della rete provinciale: «Agire assieme per raggiungere gli standard» 

BELLUNO

Sono più dei Comuni bellunesi, custodiscono molti più libri di quanti non siano stati i residenti in provincia negli anni d’oro e, da quando sono state riclassificate come servizi essenziali, sono tornate a essere frequentate, seppur con precauzione e moderazione.

Le biblioteche bellunesi non sono soltanto le sedi di fondi specialistici, archivi fotografici, documenti storici e titoli introvabili, ma anche veri e propri presìdi di socialità, fondamentali nei territori più marginali del Bellunese. Ecco perché per la referente provinciale Manuela Francescon sarà importante «riconoscerne il ruolo nodale e investire sempre più in personale qualificato, patrimonio librario e servizi digitali, con corsi di avvicinamento anche per gli utenti più anziani». Altrimenti il rischio è che la nuova legge regionale sulla cultura «escluda le strutture inadempienti dall’invio di nuovi finanziamenti».

L’ombra che si sta allungando sulla Rete delle biblioteche bellunesi è ancora lontana, ma per Francescon è importante muoversi in tempo: «Per essere inclusi nel nuovo sistema degli Istituti della cultura regionali, tutte le biblioteche della Rete dovranno raggiungere entro tre anni alcuni requisiti minimi. Tra questi la continuità del servizio al pubblico, con un’apertura di almeno 15 ore, e la presenza di personale qualificato, quindi non più solo volontari ma bibliotecari a tutti gli effetti».

«Ancora non è chiaro», spiega Francescon, «se le inottemperanti saranno tagliate fuori, oppure se questo inciderà sul finanziamento dell’ufficio provinciale stesso: sarà necessario mettere in campo azioni comuni per consentire a tutte di raggiungere gli standard prefissati. Quest’anno ci concentreremo sulla formazione degli operatori in collaborazione con l’ufficio di coordinamento, e faremo degli incontri con le singole amministrazioni comunali per sensibilizzarle al tema».

La situazione non è uniforme: a Sovramonte ad esempio, dopo aver avuto per anni un aiuto a rimborso spese, la gestione della casa del libro è stata affidata per anni a volontari, anche di servizio civile, con la soprintendenza del comitato di biblioteca e dell’assessore delegato. Ora almeno la sede è passata dall’ex segreteria delle scuole all’ex chiesa della Santissima Trinità, molto più spaziosa e di pregio.

A Seren del Grappa, con la pandemia, l’assenza di aiutanti ha portato al dimezzamento delle ore di apertura da 14 a 7. Anche a San Gregorio nelle Alpi, seppur ci sia da tempo una referente, le ore di apertura sono diventate pochissime.

La Rete è formata da 65 biblioteche bellunesi pubbliche, scolastiche e speciali: a coordinarla con passione da ormai diversi anni è sempre Francescon, che offre alle strutture aderenti – purtroppo soltanto per un giorno a settimana – una serie di servizi quali la gestione dei rapporti con la Regione e dei bisogni legati al software, la raccolta dati, il coordinamento di iniziative di più ampio respiro, oltre che quello amministrativo e operativo del servizio di prestito interprovinciale, ma anche la consulenza biblioteconomica.

Possono essere offerte saltuariamente la consulenza catalografica (affidata per tre anni a una cooperativa esterna) e l’organizzazione di vari servizi locali. Da gennaio 2019 è stata inoltre attivata la piattaforma Mlol di prestito digitale per tutti gli utenti delle biblioteche bellunesi, alla quale si può accedere gratuitamente con centinaia di migliaia di risorse quali ebook, riviste, quotidiani.

L’ufficio provinciale ha attivato una serie di incontri di formazione per gli insegnanti, anche perché «questo sistema potrebbe colmare i minori investimenti negli acquisti e l’inadeguatezza di molti scaffali scolastici».

Il prestito digitale, guarda caso, ha avuto il suo massimo successo tra marzo e aprile del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia, quando vi si sono registrati ben 650 utenti (che possono accedere con i dati della loro tessera, oppure registrarsi in autonomia tramite il portale Bibel).

L’anno scorso i nuovi utenti online sono stati in tutto 1.466, 6.289 i prestiti di ebook, 39.227 le consultazioni all’edicola digitale e 570 le visioni film in streaming. Per promuovere queste e altre opportunità, la Rete è presente su Facebook e su Instagram.

Proprio con l’emergenza sanitaria l’ufficio provinciale si è affiancato alle biblioteche anche per colmare l’iniziale assenza di linee guida regionali. Ora ci sono indicazioni comuni aggiornate sull’erogazione dei servizi in corso di pandemia, che permettono l’apertura di tutte le sedi e l’accesso solo su prenotazione per ritirare titoli già preordinati, anche se «le strutture meglio attrezzate permettono anche l’accesso a scaffale, però solo in zona arancione».

Per ogni libro è prevista una “quarantena” di sette giorni per agevolare igienizzazione e movimentazione, in particolare delle novità più richieste. —


 

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