Disturbi psichici sommersi, Aitsam a fianco dei familiari

I volontari lanciano l’allarme: «La pandemia aggraverà i numeri del disagio mentale». L’associazione cerca di offrire sollievo ai parenti e incontri di auto-mutuo aiuto

BELLUNO

In provincia di Belluno ci sono almeno 4 mila persone che per vari tipi di disturbi psichici, psicologici e psichiatrici sono assistite dall’Ulss. A queste vanno sommate però tutte quelle non diagnosticate, non aiutate, non note nemmeno a un’associazione che da anni si occupa della tutela della salute mentale come l’Aitsam.


La sezione è stata fondata a Belluno nel 1998 da Vittorio De Battista (morto nel 2012) ed è l’emanazione del coordinamento nazionale nato nel 1985. Si occupa di persone con disagio e delle loro famiglie organizzando momenti volti al superamento dello stigma, ancora troppo diffuso, a fare informazione e sensibilizzazione, a orientare verso i servizi preposti, nonché a dare un po’ di sollievo a tante anime sofferenti, anche senza che ci siano disturbi conclamati.



I numeri rischiano di essere sottostimati, se è vero che dal convegno sulla Salute mentale del Veneto (SaMeVe) del 13 marzo è emerso che sono almeno 100 mila le persone con bisogni legati alla salute mentale a carico dei servizi territoriali e che oltre 400 mila assumono antidepressivi. Ogni anno più di 25 mila utenti nuovi giungono a contatto con i Centri, anche se è prevista un’impennata a causa della pandemia, come denuncia la presidente Paola Agostini: «Gli effetti di questa emergenza sulla salute mentale sono stati enormemente sottovalutati».



Ai tagli e ai mancati investimenti, anche da parte dell’Ulss 1 Dolomiti, sopperisce da anni l’attività dell’Aitsam bellunese, che riunisce 66 soci e rappresenta un centinaio di persone coinvolte e supportate. A fianco della presidente Agostini siedono il vice Francesco David, il tesoriere Siro Dal Zotto e i consiglieri Gabriella Acciavatti, Fabio Bettio, Marisa Bortoluzzi, Elsa Monestier, Riccardo Tormen e Beniamino Vigne.

Dopo essersi appoggiata per anni a spazi della parrocchia di San Gervasio a Belluno, dal 2015 l’Aitsam ha preso sede nell’ex casa del custode del Catullo, con un comodato d’uso gratuito concesso dalla Provincia. «È stato il momento più emozionante del mio mandato, forse della vita dell’associazione stessa», dice Agostini.



Come in molte condizioni di disagio, disturbo o malattia, la situazione non colpisce soltanto la persona affetta, ma anche i suoi affetti più stretti: «L’Aitsam offre un grande sollievo anche ai familiari. Nei nostri tre gruppi di auto-mutuo aiuto ne aiutiamo una dozzina, assieme a quattro utenti dei centri, che arrivano da noi anche per socializzare». Uno dei modi più efficaci per rompere schemi e tabù sono gli spettacoli del laboratorio teatrale “Il Gabbiano” diretto da Giovanni “Nanni” Dorigo, noto per i suoi copioni inclusivi, l’ultima volta sul palco a dicembre 2019. C’erano anche le uscite domenicali e le attività in cucina, orto e giardino.



Condividere sofferenze comuni accelera il processo di rigenerazione. «Chi arriva da noi», dice la presidente, «ha una fortissima motivazione e spesso è avanti con l’età, perché prima vuole sistemare i suoi cari. La magia dei nostri gruppi è che si sprigiona l’accoglienza, perché lavorare con chi è in difficoltà fa bene a tutti. Anche noi avremmo bisogno di più volontari: non servono competenze, basta essere sensibili e propensi all’ascolto».

In alternativa, si può devolvere il 5 per mille al CF 93027860258. —


 

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