L’ex Wanbao già al verde: stipendi decurtati. «Il governo metta i soldi, siamo il fulcro del piano

Lavoratori e sindacati delusi saranno a manifestare a Roma martedì. Cresce la preoccupazione per il futuro dei 315 dipendenti bellunesi

le reazioni
 
«Ma allora ci daranno i soldi per continuare a produrre?». Queste sono le domande che arrivano a raffica nei cellulari dei rappresentanti sindacali presenti al presidio dell’Acc a Belluno, non appena si viene a sapere che il vertice ministeriale è terminato. Domande poste dai lavoratori della fabbrica zumellese che stanno lavorando, e a cui però nessuno sa rispondere. E il senso di impotenza e di delusione monta ancora di più. La notizia dell’esito dell’incontro tra il ministro Giorgetti e i presidenti delle regioni Veneto e Piemonte, arriva frammentata al gazebo, ma quando è chiaro che per l’Acc non ci sono, per l’ennesima volta, certezze, delusione, rabbia e grande preoccupazione montano. 
 
I volti, prima pieni di speranza, d’un tratto si fanno tristi, pensierosi. Le voci ammutoliscono. In gioco ci sono 315 persone, 315 famiglie che dal 2005 non dormono un sonno tranquillo passando da un fallimento a due commissariamenti, con in mezzo centinaia di licenziamenti. Subito riaffiorano alla mente film già visti, che nessuno avrebbe mai voluto rivedere.
 
Il pensiero dominante è uguale per tutti. «Va bene, abbiamo saputo che il ministro crede nel progetto Italcomp, ma ha cambiato le carte in tavola. Ora chiede un coinvolgimento maggiore di un privato: ma chi si trova che voglia metterci fin da subito tanto capitale su un progetto che i primi anni è in perdita? E noi come facciamo ad arrivare fino all’avvio di questa newco se ci mancano le risorse?». 
 
Il primo a commentare l’esito dell’incontro ministeriale, mentre arriva il deputato Roger De Menech, è il segretario della Uilm, Michele Ferraro che parla di tradimento. «Questa è una giornata molto particolare perché i lavoratori hanno percepito lo stipendio di marzo decurtato del 15%. Abbiamo visto che il ministro Giorgetti ha stravolto il piano Italcomp prevedendo una maggioranza privata o almeno al 50% nel capitale della newco rispetto a quel 70% pubblico che era nel piano originario e che poi avrebbe dovuto pian piano uscire nel 2025. Trovare un privato che voglia investire così tanto in un progetto che prevede all’inizio delle perdite, la vedo molto dura», dice Ferraro che sottolinea come «il vertice non ha risolto la questione Acc. i lavoratori a maggio come saranno pagati?Mi chiedo cosa ne pensi ora il vice ministro Todde artefice del progetto Italcomp vedendo il suo piano stravolto». 
 
Per Mauro Zuglian della Fim Cisl l’incontro ha evidenziato molta «confusione e superficialità delle parti. Il progetto Italcomp ha già un suo percorso temporale segnato, e ora invece si ribalta tutto, il che significa che ogni volta che ci si siede al tavolo le carte vengono cambiate e questo non è possibile. E poi come Acc abbiamo bisogno dei soldi per andare avanti, di cui nessuno però ha parlato tra i presenti al tavolo visto che non vi è alcun accenno sui loro comunicati. Il governo metta la finanza in Acc e poi andremo a trovare i partner privati», dice con veemenza Zuglian tra un misto di delusione e rabbia.
 
«Ci hanno preso in giro», sbotta anche Massimo Busetti, rsu. «Nessuno ha parlato di come dovremmo andare avanti come Acc da qui fino a quando partirà Italcomp. Martedì andremo a Roma a prenderci quel tavolo al mise che finora ci è stato negato».
 
A rincarare la dose è la rsu Nadia De Bastiani che parla di Giorgetti come di un «Pilato che se ne lava le mani di noi. I colleghi di Torino potranno andare avanti con la cassa integrazione, ma noi che abbiamo lavoro cosa faremo? Cosa vogliono fare: aspettare che ci spegniamo? Ogni volta che c’è una riunione nutriamo delle piccole speranze per il nostro futuro, ma adesso capisco perché non hanno voluto incontrare le parti sociali: non sanno dirci cosa vogliono fare di noi. Ma che ce lo dicano, non si può illudere così lavoratori di quasi sessant’anni. Se avessimo saputo prima di queste intenzioni, magari il commissario Castro avrebbe potuto procedere subito sulla strada delle vendita, invece di cercare nuovi clienti per farci produrre di più. E ora potrebbe essere tardi trovare un acquirente. E allora cosa succederà ancora una volta non lo sappiamo».
 
Stefano Bona, segretario della Fiom Cgil, vede il bicchiere mezzo pieno salutando con favore «che il ministro abbia aperto il dossier Italcomp, ma «il problema resta sempre il reperimento delle risorse per Acc. Giorgetti abbia il coraggio di individuare gli strumenti finanziari per sostenere Acc e traghettarla verso la newco. Se il sistema bancario finora si è sempre rifiutato di aiutarci, il governo dica come sopperirà a questa situazione». —
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