Cento milioni in più per la montagna

Gli aiuti per imprenditori e professionisti salgono a 800 milioni, per il Bellunese tra 50 e 60. «Bene, ma fate presto»

BELLUNO

Dunque, 800 milioni per la montagna, tra ristori e sostegni. Cento in più, rispetto ai 230 destinati alle Regioni da distribuire agli operatori del turismo invernali, diversi da impiantisti e maestri di sci, categorie che avranno a disposizione 430 e 40 milioni. Difficile dire quanti ne arriveranno in provincia di Belluno, ma ne sono attesi tra i 50 ed i 60.


«La nostra soddisfazione c’è tutta, ma siamo preoccupati per i tempi» ammette Renzo Minella, presidente dell’Anef. Sergio Pra, come presidente di Alleghe funivie si sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda, come albergatore no: «Non è chiaro ancora quanto riceveranno le attività ricettive che sono rimaste chiuse. E soprattutto non c’è certezza ancora sui tempi. Si parla di rifugi, di ristorazione. Ma gli alberghi?»

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato ieri la proposta di riparto dei 700 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto Sostegni al Turismo di Montagna, più, appunto, ulteriori 100 milioni di euro. I ministri al Turismo, Massimo Garavaglia, e agli Affari Regionali e Autonomie, Mariastella Gelmini, hanno condiviso e fatto propria la proposta delle Regioni impegnando il governo nella sua applicazione. Nel dettaglio, 430 milioni di euro saranno destinati per gli indennizzi degli impianti di risalita, applicando il metodo già utilizzato in Francia» conferma Minella «che si basa sul calo del fatturato tra le stagioni invernali 2019/2020, tali risorse saranno destinate direttamente dallo Stato alle singole società di impianti. È tra l’altro importante che la distribuzione avvenga direttamente da Roma, così sarà più rapida e più sicura».

Nel comparto neve queste attività sono strategiche per l’indotto che generano. Pari a 40 milioni è la dotazione indennizzi dei maestri di sci e tali risorse saranno ripartite tra le Regioni in base al numero di iscritti negli albi professionali. In provincia sono circa 2 mila.

Fulvio Valt, di una scuola di sci di Falcade, sollecita a far presto, tenuto conto in particolare delle condizioni di difficoltà soprattutto delle scuole di sci, che non lavorano dal marzo 2020 e che hanno stipendi ed affitti da pagare. Saranno, in questo caso le Regioni a determinarne l’attribuzione ai singoli maestri e alle scuole di sci. Infine è stato definito il riparto dei 230 milioni di indennizzi destinati a tutte le partite Iva della filiera. La quota spettante alle singole Regioni per l’indennizzo di ristoranti, rifugi, noleggiatori, fornitori e di tutte le attività correlate, sarà ripartita sulla base delle presenze turistiche e quindi le singole regioni determineranno tempi e modi di indennizzi. Per quest’ultima dotazione la Conferenza delle Regioni ha approvato la richiesta di incrementare il Fondo con ulteriori 100 milioni euro, arrivando ad un importo complessivo di 800 milioni di euro.

«È la prima volta» spiegano gli assessori delle Regioni Alpine, tra i quali il veneto Federico Caner «che il governo stabilisce un intervento mirato a turismo della montagna, uno dei settori più colpito dalla pandemia, e lo fa con l’articolo 2 del Decreto Sostegni, mettendo in campo 800 milioni di euro».

«L’obiettivo condiviso» commenta il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga «è di rispondere celermente alle richieste di operatori e attività colpite dagli effetti economici del Covid-19». Fedriga anticipa di portare all’attenzione del Governo alcune criticità, quali l’esclusione dal Decreto di alcuni Comuni montani (circa la metà in provincia di Belluno) e la difficoltà ad assicurare un’omogenea ripartizione di risorse alle Regioni e alle Province autonome.

Intanto gli albergatori bellunesi incrociano le dita per l’apertura a metà maggio. «Temiamo di perdere la forza lavoro formata in tanti anni, è il nostro vero tesoro. Per questo condivido la proposta del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca» fa sapere da Andraz il titolare de La Baita, Walter de Cassan, presidente provinciale della categoria «di una totale decontribuzione sulla forza lavoro che togliamo dalla Cig. Per lo Stato comunque è un saldo positivo: gli costano meno i contributi che la Cig e permette alle persone di tornare a lavorare». —

Francesco Dal Mas

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