Belluno, l’ultima Bristot lascia la torrefazione. Dopo 102 anni l’azienda passa di mano

La nipote del fondatore Domenico va in pensione. In via Psaro da lunedì arriva Marily Savaris, barista in Valbelluna 

la storia

Annamaria Bristot cede il timone dell’omonima torrefazione di via Psaro e del negozio di fiori artificiali. Dopo 102 anni cambia la proprietà della storica attività del centro cittadino. Fondata nel 1919 da Domenico Bristot, portata avanti dai figli e poi dalla nipote, Annamaria, che ha raggiunto l’età per andare in pensione e proprio ieri mattina ha firmato dal notaio la cessione delle quote societarie.


Da lunedì a dirigere l’attività sarà Marily Savaris, già titolare di un bar in Valbelluna: «Con lei si è creata subito un’ottima sintonia», spiega Annamaria Bristot. «Credo non avrà problemi ad entrare in questa grande famiglia. Ci sarà continuità». Nulla cambierà nel negozio, dove gli affezionati clienti potranno continuare ad acquistare svariati tipi di caffè macinato al momento, cioccolatini, biscotti, confetti, ma anche composizioni floreali preparate con tanta cura dalle dipendenti. Sono tre, e rimarranno tutte al loro posto.



Gli inizi

Annamaria Bristot ha iniziato a lavorare esattamente quarant’anni fa. «Mio papà Mario aveva creato una società distaccata dalla torrefazione, con l’obiettivo di portare avanti tre attività: il Caffè Manin con la rinomata pasticceria, la gelateria Bristot (che si trovava accanto al Deon, ndr) e il negozio in via Psaro dove si vendeva il caffè», racconta la donna. «Ho iniziato ad occuparmi della contabilità, imparando il mestiere sul campo». Tre anni dopo arriva la svolta. «C’erano alcune difficoltà con il direttore del Manin, così ho detto a mio padre: lasciami provare a gestire questo locale».

Il Manin

È il 1984, la Bristot ha 28 anni e si trova a dirigere il Caffè simbolo della città. Lo farà per dieci anni. «La piazza di Belluno era vivacissima», racconta. «C’era sempre il pienone: di pomeriggio, all’ora dell’aperitivo, dopo cena, dopo il cinema. Non c’era i cellulari e l’unico modo per incontrare gli amici era andare in piazza».

La pasticceria del Manin, poi, era conosciuta anche fuori dai confini del capoluogo per le sue prelibatezze: «I turisti che andavano a Cortina venivano appositamente al Manin per comprare i cannoncini», ricorda la Bristot. «La piazza era stupenda: c’erano i tavolini all’aperto, le fioriere erano tutte uguali. Si faceva a gara a chi aveva i fiori più belli».

Bristot gestiva anche la gelateria, ma in inverno non era semplice lavorare. Così lei ha deciso di importare dalla Francia un macchinario per fare le crepes. «Nessuno ci aveva dato la ricetta, io e Nadia (storica collaboratrice, ndr) abbiamo fatto non so quanti esperimenti per trovare le giuste dosi per l’impasto». Decine di ragazzi andavano a comprarle, perché la Bristot è stata la prima ad offrire questo prodotto sulla piazza cittadina. Il Manin è stato anche il primo locale ad acquistare un abbattitore per preparare mousse e semifreddi.



Il “suo” negozio

La gelateria chiude all’inizio degli anni ’90. Nel 1994 Annamaria e il padre decidono di vendere il Manin e lei si “ritira” nel negozio di via Psaro. Dov’è rimasta per tutti questi anni. «L’ho rivoluzionato», ricorda. «Ho aggiunto varietà di cioccolatini, biscotti, confetti, privilegiando sempre prodotti artigianali. La Caffarel ci aveva fatto fare un corso di decorazioni e da lì a me a Nadia è venuta l’idea di iniziare a fare decorazioni con i fiori artificiali». Una novità assoluta per Belluno.

L’ufficio al primo piano diventa un laboratorio, poi il negozio si amplia (è la fine degli anni ’90) per vendere le composizioni. Annamaria Bristot, una pioniera dell’innovazione, sviluppa un’attività che a tutt’oggi è un fiore all’occhiello del centro storico.

Nel 2014 inizia una ristrutturazione, che porta l’attività all’aspetto odierno. «Oggi ho 65 anni, lavoro da quaranta e ho deciso di passare la mano», conclude la Bristot. «È il momento giusto. I miei figli hanno preso altre strade, ma ho trovato una persona piena di energia ed entusiasmo, non appena ho visto i suoi occhi che si illuminavano ho capito che era la persona che cercavo».

Marily Savaris raccoglierà l’eredità dei Bristot e di una storia iniziata 102 anni fa. «Ringrazio tutti i dipendenti che ho avuto, perché senza una squadra così disponibile, efficiente e brava non avremmo fatto tutto quello che siamo qui a raccontare». Con loro ogni anno a Carnevale si facevano delle belle feste in maschera.

Al negozio nulla cambierà. Resteranno il nome, i dipendenti, i prodotti, la cura nei particolari, il caffè tostato fresco come faceva nonno Domenico fin dal 1919. «Da un lato sono contenta perché avrò più tempo per me, dall’altro però si chiude un ciclo», conclude la Bristot. «Lascio un negozio che ho costruito, ma era il momento di farlo». —

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