Il prefetto Bracco via dopo quattro mesi. «Creare lavoro per i giovani»

Il prefetto andrà a Roma, a capo della segreteria del Dipartimento di Ps. I nodi Acc e Ideal, l’alta qualità della vita, gli abusi sulle donne spesso sommersi

BELLUNO. Creare lavoro, per fare restare i giovani. E occhio alle infiltrazioni della criminalità per eventi come le Olimpiadi.

Il prefetto Sergio Bracco dopo neanche quattro mesi lascia Belluno: già lunedì la partenza per Roma dove al ministero dell’Interno sarà capo della segreteria del dipartimento di pubblica sicurezza. «Un ritorno il mio: lì c’è un po’ di lavoro da fare e mi hanno chiamato», spiega in una conferenza stampa di saluto alla provincia. Dal 26 ci sarà un nuovo prefetto, Mariano Savastano e il vicario De Rogatis da quella data diventerà prefetto di Ascoli.


Quattro mesi gli sono bastati per capire il Bellunese: «una bella provincia, dove la qualità della vita è molto alta ma che si sta spopolando. Bisogna creare lavoro, anche importarlo per permettere ai giovani di restare. Si rischia lo spopolamento».

Bracco lascia non senza “crucci”: «La pandemia non mi ha consentito di incontrare tutti i sindaci: con alcuni abbiamo avuto problemi da risolvere. E per questo nel mio animo sono dispiaciuto di non aver avuto tempo di restare. Dall’altra sono contento perchè rientro in una amministrazione in cui lavoro da 38 anni, in un momento di cambiamenti».

Bracco, che è diventato prefetto a Belluno dopo un passato da questore, torna al Dipartimento di Ps come capo della segreteria.

Di Belluno conserva un calore indelebile.

«Qui sono stato accolto molto bene, il rapporto con i funzionari degli uffici e con le forze dell’ordine è stato ottimo e di grande serenità. Anche con il sindaco e il presidente della Provincia c’è stata assoluta collaborazione; lo stesso D’Incà è stato sempre disponibile a risolvere i nodi incontrati. Vado via dispiaciuto perchè questa è una bella provincia. Ho avuto modo di dare una mano con i Mondiali e le Olimpiadi, con altri problemi: le prefetture, sono convinto debbano mettersi a disposizione delle comunità».

Cosa lascia sul tavolo del collega che arriverà?

«Mi auguro che si trovino soluzioni per queste due fabbriche, Acc e Ideal: è importante per le persone, perchè non perdano la serenità. E allo spopolamento bisogna fare fronte. Alla fine le prospettive di lavoro qui non sono tante e i giovani se non ne trovano vanno via. Al di là del distretto degli occhiali che non assorbe più molto e delle grandi fabbriche che conosciamo, non abbiamo: bisogna sperare che arrivi qualcos’altro, creare le opportunità perchè arrivi lavoro».

Occhio sulla violenza alle donne.

«Belluno è una città sicura, i reati sono in calo ma attenzione agli abusi, a fenomeni come la violenza sulle donne: sappiamo che si verificano ma allo scoperto vengono pochi casi. Anche questo è un fronte da attivare al meglio. Poi c’è la piaga della droga, abbiamo visto le operazioni di polizia: anche qui se ne fa uso certo non come in altri territori».

Ha gestito i Mondiali, ora le Olimpiadi, gli appalti.

«Mondiali e lo sarà anche per le Olimpiadi, vengono seguiti da vicino: sono eventi con i quali arrivano tanti soldi e che attirano la criminalità organizzata. Noi lavoriamo con il gruppo interforze che vaglia le società che vincono gli appalti, quelle che lavorano in subappalto e via lungo tutta la catena fino ai cantieri. È una attività non visibile ma costantemente in corso: c’è grande attenzione. Vengono tutte controllate e sottoposte ad accertamenti». —


 

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