Chiesa di San Martino, sarà l’Università di Parma a dire la parola definitiva

La parrocchiale di Valle di Cadore rischia di crollare, l'indagine punta a conoscere a quale profondità sotto lo strato di gesso c'è roccia a cui ancorare le fondamenta

VALLE. A quanti metri di profondità si trova la roccia all’interno della rupe di gesso che sostiene la chiesa di San Martino, a Valle? Ecco l’interrogativo a cui dovrà rispondere il geologo Roberto Francese, dell’Università di Parma, che sarà incaricato dal Comune di Valle per indagare sulla resistenza della montagna su cui sorge l’antico edificio di culto, ma poco distante anche il borgo di Costa.

Prima ricognizione


Ieri la prima ricognizione. Francese è stato incaricato dall’ingegnere bellunese Siro Andrich, oltre che dal sindaco Marianna Hofer. Il professore non si è pronunciato. Ha ammesso che dalle foto si era fatta un’idea, ma che il sito, considerato sul posto, presenta una complessità tutta da indagare. È evidente che, se al di là della “berlinese” che sostiene la struttura c’è la roccia, oppure se questa si trova ad una profondità accettabile, la chiesa, al limite, si può ancora salvare. Ma se l’appoggio roccioso, su cui piantare i pali di calcestruzzo, è a centinaia di metri, il cantiere diventa impossibile. Francese collabora con l’Ogs di Trieste, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, quindi è un’autorità nel campo. Sulle fondamenta della chiesa saranno applicate le strumentazioni che consentiranno una rilevazione tomografica sismica e una tomografica elettrica, in base alle quali si potrà capire se quel suolo è resistente o meno. L’incarico sarà affidato, appunto, dall’Amministrazione, in collaborazione con la Regione Veneto. Per fissare la tenuta dell’edificio di culto è in campo la Soprintendenza che sta monitorando eventuali movimenti delle mura. La chiesa, si sa, è chiusa al culto. Il sindaco Hoffer si relazione quasi quotidianamente con i competenti uffici diocesani e con il vescovo Renato Marangoni.

Il sindaco Hofer

«Ogni passo lo compiamo insieme», dice la sindaca Hofer, «perché il comune obiettivo è quello di riaprire al culto la nostra chiesa, sempreché le condizioni tecniche lo permettano». La Provincia sta invece monitorando la frana che potrebbe coinvolgere il vicino borgo di Costa. «Per il momento non c’è stata la necessità di firmare alcuna ordinanza di sgombero. Mi auguro che non ci sia nemmeno in futuro. Ma è evidente », conclude il sindaco, «che tutte le rilevazioni vengono realizzare di comune accordo e portate a sintesi condivisa. Qui non si lavora davvero a compartimenti stagni».

La Provincia, dal canto suo, procederà con tre sondaggi geognostici profondi. I tecnici installeranno alcune strumentazioni e una centralina di acquisizione dati. Dall’analisi di quei dati – spiega il consigliere provinciale delegato alla difesa del suolo, Massimo Bortoluzzi, «potremo avere un quadro più chiaro della situazione. Solo così sarà possibile ipotizzare eventuali interventi davvero utili». —



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