Chiesto il rinvio per le revisioni degli impianti a fune bellunesi. «Mancano i soldi»

La giunta regionale solleciterà la proroga al ministero. Anef: «Controlli periodici, la sicurezza è garantita»

BELLUNO. Venticinque impianti di risalita da sottoporre a revisione. Già, ma le casse delle società bellunesi sono in rosso: manca la liquidità. Raccogliendo l’appello degli impiantisti di Anef, il consiglio regionale ha approvato una mozione presentata da Daniele Polato (Fratelli d’Italia), che impegna la giunta a intervenire presso il Ministero dei trasporti per verificare la possibilità di concedere una congrua proroga a tutte le scadenze temporali ricadenti negli anni 2021 e 2022 riguardanti le revisioni di tutti gli impianti a fune.

Renzo Minella, presidente di Anef, mette le mani avanti: «Il rinvio delle revisioni non mette a rischio la sicurezza dei nostri impianti. Anche perché ciascuno di esso ogni 5 anni viene sottoposto a revisione speciale, ogni 15 o 20 a revisione generale e poi ci sono le scadenze di vita: 30 anni per le sciovie, 40 per le seggiovie e le cabinovie, 60 per le funivie». In provincia di Belluno, come anticipato, sono circa 25 gli impianti da sottoporre a revisione. «È evidente che l’impianto in proroga non è meno sicuro degli altri, perché il Ministero dei trasporti impone comunque controlli e interventi, affinché la garanzia sia massima», aggiunge Minella, «anche perché la responsabilità penale di eventuali incidenti riguarderebbe una catena di soggetti».


La pandemia ha impattato in modo molto pesante sull’attività turistica, determinando contrazioni di fatturato importanti e gli impianti a fune, primo anello della filiera in montagna, hanno risentito moltissimo di queste contrazioni, che hanno determinato perdite plurimilionarie. Nonostante tutto, gli impiantisti devono far fronte alle scadenze, eseguendo le revisioni periodiche e sopportando spese non indifferenti, soprattutto in presenza dell’emorragia finanziaria legata alla pandemia.

«Un cambio di funi costa 700 mila euro», fa il conto Minella, «circa mezzo milione la revisione generale, ogni 15 anni, il sistema elettrico, che più di frequente è sottoposto a rinnovo, può comportare fuoriuscite da 100 mila euro in su».

Il Ministero delle Infrastrutture è già intervenuto concedendo di recente una proroga non legata alla vita naturale degli impianti e alla reale situazione economica, ma alla durata dell’emergenza. Sino a fine luglio. La Gazzetta Ufficiale dell’11 marzo concede la sospirata proroga alle revisioni generali e speciali quinquennali, nonché agli scorrimenti e alle sostituzioni delle funi e al rifacimento dei loro attacchi di estremità degli impianti.

Ma le nuove scadenze non valgono per tutti gli impianti: sono escluse le strutture che hanno già beneficiato di tempi allungati, le funi tenditrici in scadenza, la cui età massima è prefissata in 12 anni o 18 mila ore di esercizio, e gli attacchi di estremità delle funi a teste fuse metalliche, la cui età massima è fissata in 5 anni di esercizio.

«Questa soluzione non risolve il problema da noi evidenziato, soprattutto per quegli impianti con scadenza nel 2022 che non avrebbero comunque le risorse finanziarie per gli interventi, vista l’allarmante limitazione della liquidità aziendale», ammette Polato subito condiviso dal parlamentare Luca De Carlo.



«Gli impianti sono stati poco utilizzati quest’anno e gli investimenti graverebbero su società già provate dal mancato avvio della stagione dello sci», fa presente Minella, la cui associazione sta perfezionando ulteriori richieste, considerando il prolungarsi dell’emergenza pandemica fino a luglio. —


 

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