Giovani toghe bellunesi al verde. «Cassa forense esosa»

Ogni anno c’è un contributo minimo che arriva a 2.890 euro Il presidente Mazzucco. «Ci vuole una riduzione generale»

BELLUNO. Giovani avvocati senza soldi. E con la Cassa forense che preoccupa. Dopo la laurea in Giurisprudenza, la pratica in uno studio legale, prima di un esame di Stato che è sempre più selettivo. E una volta con la toga fresca di sartoria addosso, la difficoltà di cominciare a lavorare sul serio per allestire il parco clienti e incassare le prime parcelle. Vita più difficile di un’arringa vincente, anche perché poi ci sono i contributi da pagare, quelli che servono ad accumulare la pensione.

Tutti gli avvocati e i praticanti iscritti alla Cassa hanno dovuto versare un contributo minimo soggettivo di 2.890 euro, salvo le agevolazioni previste per i primi anni d’iscrizione, anche se non hanno fatto nemmeno un processo. Mamma e papà possono intervenire, ma non in eterno e basta frequentare l’atrio del palazzo di giustizia (nelle aule è da ottobre che non si può entrare), per accorgersi del malcontento di tanti ragazzi e ragazze, vestiti eleganti e con il Codice Penale o Civile sempre a portata di mano.


Non è che l’Ordine professionale possa fare qualcosa per loro? «È un problema molto sentito, non c’è dubbio», sottolinea il presidente Erminio Mazzucco, «e se ne sta parlando non soltanto a livello locale, ma almeno Triveneto. Il problema dei più giovani è proprio l’accesso alla professione per il quale hanno studiato a lungo. Capita molto spesso che ci voglia parecchio tempo e manchino le soddisfazioni, prima di ingranare sul serio».

Senza contare che sempre più imputati non pagano l’onorario o lo fanno a piccole rate e lo Stato è lento nel corrispondere i gratuiti patrocini. Una volta gli avvocati guadagnavano bene e giravano con il macchinone, ora sono sempre meno: «È un problema anche questo. Puoi anche difendere al massimo delle tue possibilità un cliente e farlo anche assolvere, ma non è detto che ti paghi e questo è un guaio grosso, soprattutto peri più giovani».

Un altro inconveniente è la concorrenza. Nel foro di Belluno, ci sono 320 avvocati. Tanti. C’è qualcuno che ha chiesto di farsi cancellare dall’Ordine? «Ci sono province in cui il rapporto fra popolazione e numero dei legali è più elevato che da noi, ma non c’è dubbio che la concorrenza crei un ostacolo in più a chi possiede poca esperienza. Tornando alla Cassa forense, credo che ci vorrebbe una riduzione generalizzata. I dati di quest’anno ci mandano in questa direzione e bisognerà fare qualcosa di concreto, in maniera da non perdere un patrimonio di persone valide e conoscenze profonde. Detto questo, di richieste di andarsene non ce ne sono state per adesso».

L’esame di Stato, tra scritto e orale, ha una morìa altissima, che diventa quasi una necessità: «Siamo all’80 per cento. Il mio invito è a tenere duro, perché alla fine il merito paga. La nostra è una professione bellissima, che ogni giorno dà stimoli nuovi. Capisco le difficoltà, però qualcosa faremo senz’altro». —




 

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