Pozza soddisfatto della fusione camerale: le aziende bellunesi ne hanno tratto vantaggi

Il presidente della Camera di Commercio tira le somme al termine di cinque anni di mandato 

BELLUNO. «L’occhialeria è in ripartenza. Gran parte della manifattura non si è mai fermata ed il comparto della refrigerazione è in grande spolvero. L’edilizia e i cantieri pubblici sono in recupero. Bilancio in rosso, invece, per turismo e servizi. Ma sono fiducioso, grazie alle riaperture, seppure le avrei preferite più ampie».

Così, in estrema sintesi, Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Belluno Treviso, fa il punto sulla situazione economica, in occasione dell’ultima seduta del consiglio che ha gestito il primo quinquennio della fusione tra le due Cciaa.


A Belluno la fusione era stata mal digerita. Cinque anni dopo qual è il bilancio?

«Un bilancio rassicurante. Non solo perché abbiamo semplificato, razionalizzato e quindi risparmiato, ma anche perché l’economia bellunese si è rafforzata, consolidata integrandosi, per tanti aspetti, con quella trevigiana. Se le industrie manifatturiere della provincia si sono rafforzate, perfino nel corso di questa pandemia, è perché hanno ricevuto supporti importanti di mercato dalla Marca. Non dimentichiamo che a Treviso operano 90 mila imprese, qui 16 mila. E, d’altra parte, un distretto come quello dell’occhialeria ha offerto molto anche al Trevigiano».

Treviso, dunque, non ha assoggettato Belluno?

«Lo chieda al vicepresidente che è un bellunese. Treviso non ha affatto “comprato” il Bellunese. In proporzione gli investimenti camerali sono stati maggiori in questa provincia piuttosto che nella Marca. Treviso si è resa conto che in Belluno trovava un valore aggiunto. Di determinazione, di intuito; avete… pardon, abbiamo industrie davvero performanti».

Eppure il lavoro non ferma ancora lo spopolamento.

«Fa bene Confindustria a promuovere il lavoro “intelligente” per fermare, anzi per far rientrare i giovani. I posti di lavoro vanno portati anche nelle valli più remote. Manca, però, l’interconnettività, non c’è un’adeguata viabilità tra le valli. Solo ora sta arrivando la banda larga».

Eppure vi siete incaponiti a portare avanti il proseguimento dell’autostrada che, guarda caso, non riceverà i fondi dal recovery plan.

«L’economia e, quindi anche il turismo bellunese, ha assoluta necessità di uno sfondamento a nord. Vogliono farlo col treno? Avanti tutta. Ma non è una soluzione il treno turistico delle Dolomiti che si ferma a Cortina e che non fa viaggiare le merci. Noi in Austria dobbiamo arrivare con le nostre produzioni».

Qual è la situazione del mercato del lavoro?

«In termini percentuali la flessione su base annua è stata del –25,1% per le assunzioni e del –14,2% per le cessazioni. Complessivamente nel 2020 in provincia di Belluno sono stati 25.650 i contratti attivati e 28.465 quelli cessati. Il saldo è positivo di +600 unità per il pubblico impiego (grazie al comparto dell’istruzione) e negativo di –3.415 unità per le imprese private, specie quelle turistiche».

Ma in questi 5 anni che cosa ha fatto la Camera di Commercio per Belluno?

«Intanto siamo presenti in tutte le istituzioni per portare il nostro contributo allo sviluppo: da Certottica alla Dmo, dalla Fondazione Dolomiti Unesco ai Gal. Con Prefettura e Questura collaboriamo nella lotta alla criminalità, per la promozione della legalità nell’economia Abbiamo promosso esperienze importanti di alternanza scuola lavoro. Notevole il contributo alla digitalizzazione».

Avrebbe aperto di più i servizi in questa fase?

«Certo che sì, ovviamente con tutte le cautele. Non ha senso, ad esempio, il coprifuoco alle 22. Mi auguro che quanto prima il Governo consideri di posticipare le chiusure alle 23. In ogni caso, quello di Draghi è stato un segnale importante anche perché può contribuire a mitigare il clima di tensione che, come abbiamo visto con alcune manifestazioni di piazza, è molto preoccupante ed esprime il livello di stanchezza e sofferenza di alcune categorie che è arrivato al limite e rischia di sfociare in disordini e proteste. La decisione del Governo rappresenta non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per uscire definitivamente dal tunnel e riaprire tutti i settori e tutte le attività. Certo, i ristori attesi non possono aspettare oltre».

Quanto ha guadagnato il trevigiano Pozza a fare il presidente a scavalco?

«Io non ho guadagnato un euro, perché la prestazione è gratuita. Così come quella dei consiglieri. Ci paghiamo anche benzina e telefono». —

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