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La ripartenza di ristoranti e bar a Belluno: «Bene i controlli ma basta multe»

Ascom e associazioni chiedono maggiore comprensione. Roma: «Norme senza senso per la nostra montagna»

BELLUNO. Tavoli e sedie da spostare e allineare, superfici da igienizzare, vetrine da riempire, grembiuli da stirare: «Ben venga tutto questo», sospira Giovanni Zubiolo dell’enoteca Mazzini, «la buona notizia è che possiamo ripartire».

Per ristoratori e baristi che da oggi, 26 aprile. cavalcheranno l’onda del nuovo decreto Riaperture, la sveglia di questa mattina ha suonato presto. Il meteo da rientro in zona gialla, però, non sarà di grande aiuto, visto che passerà da nuvoloso al mattino a coperto in serata, con piovaschi in aumento, anche se deboli e sparsi, e temperature più fredde che nei giorni scorsi. D’altronde sarebbe stato troppo chiedere norme differenziate su base altimetrica, o climatica, anche perché avrebbe lasciato spazio a troppe interpretazioni e, di conseguenza, a innumerevoli infrazioni. La speranza resta quella che le regole cambino presto, soprattutto sul divieto di ospitare clienti all’interno.

Da protesta a supplica

«Stiamo supplicando di poter riaprire in condizioni diverse», è il grido di Rossana Roma, presidente di Fipe Belluno. «All’aperto ci sarà anche minor contagio, ma qui da noi cresce il rischio di prendersi una polmonite o di vedersi arrivare un acquazzone. E in quel caso che facciamo, mandiamo tutti a casa? ». Evidenziando un altro rischio, stavolta da imprenditrice: «Il nostro personale è capitale umano, ma dopo mesi di cassa integrazione da miseria ci sta lasciando per andare a lavorare altrove e cercare di sopravvivere». Anche se le chiusure non sono ancora accompagnate da ristori equi e puntuali, «non possiamo fare altro che attendere».

Meno repressione

Il direttore Ascom Luca Dal Poz calca un po’più la mano: «Pesano le iniquità e le differenze: perché in fabbrica si può lavorare gomito a gomito mentre nei locali no? Perché nelle mense si può mangiare all’interno mentre nei ristoranti no? All’inizio si poteva accettare tutto come scotto di una situazione imprevedibile, ora però non si accetta più nulla, perché queste situazioni dovevano trovare soluzioni alternative e tempestive. È da giorni che non dormo per cercare di raccapezzarmi sulle normative e finora i controlli non sono stati adeguati. Che, sottolineo, non devono essere repressivi, ma di aiuto reciproco».

Imprese unite

Giacomo Schenal oggi è pronto a riaprire gli ombrelloni del pub The Werewolf Koala di Visome, a Belluno. Militante di Imprese Unite per il Bellunese, pur non essendo iscritto, il 12 aprile è sceso a Roma per protestare contro le riaperture zoppe: «Sono posizioni che vanno prese al di là della questione Covid, perché la politica sta violando i diritti di alcune categorie, inclusa la nostra. Dal primo giorno del primo lockdown mi sono sentito vittima di continue incongruenze».

Anche Schenal ha una posizione chiara sui controlli delle forze dell’ordine: «Devono essere positivi e di supporto a noi commercianti, non fatti solo per sanzionare. Devono abituare le persone a rispettare le regole e aiutare noi a tenere sotto controllo la situazione».

Botteghe aperte

Hanno superato la trentina gli esercenti (e non) aderenti a Botteghe aperte, il neonato movimento della provincia per stimolare un confronto più critico e meno emotivo attorno alle nuove regole anti-Covid: «La maggior parte dei bottegai aprirà, anche se sarà da vedere l’andamento del meteo», precisa Igor Picozzi de La Baita di Mussoi, «ho già raccolto le prenotazioni, che saranno quasi obbligatorie visti i pochi tavoli, e farò una rotazione negli orari di maggior afflusso per permettere a più persone possibili di sedersi da noi. La collaborazione con i clienti sarà fondamentale». —


 

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