I rifugisti sul piede di guerra «Montagna ancora penalizzata»

SELVA DI CADORE

Dopo una giornata di pioggia, ieri al tramonto sono comparsi dei raggi di sole ad illuminare le Marmarole e Omar Canzan di Rifugio Chiggiato ha tirato un sospiro di sollievo. Mario Fiorentini, del Rifugio Città di Fiume, nonostante il maltempo ha provveduto ai primi carichi di legna per l’estate. Ieri doveva aprire Michela Torre, il suo ristoro Fertazza, ma ha desistito per la pioggia. Invece al Passo Pordoi Osvaldo Finazzer battezzerà stamani la nuova stagione dell’Hotel Savoia e del bar. «Io sono pronto», avverte Giorgio Scola dai 2180 metri del monte Rite.


Ma in queste ore c’è malumore non solo per il maltempo, anche per le linee guida dei rifugi, quelle proposte dalle Regioni al Governo e specificatamente al Cts. «Per l’ennesima volta l’unica associazione in Veneto rappresentante i gestori dei rifugi alpini non è stata convocata per la discussione di eventuali aggiustamenti delle Linee guida precedenti», protestano Fiorentini e Canzan. «Non sono state prese in considerazione neanche le varie lettere inviate nella primavera del 2020 con le quali l’Agrav sottolineava le criticità delle stesse. Non sappiamo chi sia stato interpellato per la discussione delle regole ma sicuramente, dalle stesse, si intuisce la distanza dalla realtà che si trova sul campo. Bisogna sempre tenere conto della media delle situazioni più sfavorevoli quando si elaborano certe regole: il privilegiato, non è una colpa, troverà sempre la situazione a suo favore».

I rifugi, in sostanza, sono equiparati ai ristoranti di città; vale l’asporto, al massimo si può mangiare all’esterno. Impossibile dormire nelle camerate, a meno che non si tratti di due o tre persone dove ne potrebbero stare 50. E via elencando. «Ricordiamo per l’ennesima volta che i rifugi alpini rappresentano un unicum nel panorama delle attività turistiche e ciascuno di essi rappresenta un unicum a sua volta. Non siamo delle attività ricettive con regole e fabbricati costruiti col copia-incolla», fanno notare i due rifugisti, peraltro condivisi dalla maggioranza dei loro colleghi.

«Alcune strutture hanno 130 anni e tantissime risalgono a prima della Seconda Guerra Mondiale: mettere in atto delle regole decise senza conoscere la realtà vuol dire condannare anche nella prossima stagione molte strutture a bilanci in rosso. Quello che invece ci preme sottolineare è che anche in questa occasione non si è voluto dare il giusto riconoscimento al ruolo di presidio del rifugio e del suo gestore». Infatti, spiegano Fiorentini e Canzan, non è stata risolta la questione dell’obbligo, morale e di legge, all’accoglienza all’interno del rifugio degli escursionisti in difficoltà, anche solo per un temporale pomeridiano. «Ciò ci preme è sottolineare quello che succederà dal primo di giugno con la programmata riapertura della ristorazione interna a pranzo e il permanere dell’esterno per le cene. Nelle Alpi non esistono tre giorni in fila che consentono il mangiare all’esterno in una situazione di comfort nel mese di luglio, figuriamoci nel resto dell’estate. Quindi come a maggio la sera a Palermo si può mangiare all’esterno ma già a Bologna è difficile, così per l’estate la montagna e i suoi rifugi saranno penalizzati dimostrando l’ennesima scarsa attenzione del decisore alla peculiarità delle terre alte». —

fdm

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