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Inserimento lavorativo e sindrome di Down: quattro bellunesi in azienda

Tiziano alla Evco

L’Aipd ha scelto Michele, aiuto cuoco a Sedico, come testimonial. Tiziano lavora alla Evco: «Ho iniziato nel 2009 come apprendista» 

SEDICO

Michele fa l’aiuto cuoco alla casa di riposo di Sedico, Tiziano lavora poco lontano al reparto spedizioni della Evco, Miriam ha lavorato in Luxottica di Agordo e ora sta facendo un corso di formazione, Davide lavora in una occhialeria di Pieve di Cadore.


Sono i quattro ragazzi bellunesi con la sindrome di Down che oggi festeggiano il primo maggio da lavoratori, dimostrando che l’inserimento lavorativo non è una utopia.

Ci crede l’Aipd di Belluno, che sta lanciando in questi giorni una raccolta di fondi per il progetto “Stella polare”, per sostenere le attività di inserimento nelle aziende dei giovani con la sindrome di Down. E ci crede l’Aipd nazionale, che proprio per il primo maggio ha messo online sul proprio sito “l’album dei lavoratori”: una raccolta di “figurine” non di calciatori ma di ragazzi che hanno trovato nel lavoro una strada importante per realizzarsi.

Tra i testimonial della campagna nazionale dell’Associazione italiana persone Down c’è proprio il bellunese Michele Da Riva, ritratto nella sua divisa da aiuto cuoco alla rsa di Sedico. «Per me il lavoro è importante», è la testimonianza di Michele, lavoratore dal 2004, «mi impegno a fare un po’ di tutto in cucina e mi piace imparare cose nuove. Sono soddisfatto di essere un lavoratore».

Ma nell’elenco dei 175 ragazzi in tutta Italia che hanno un impiego a tempo indeterminato c’è anche Tiziano Moretti, 34 anni, di Sospirolo, dipendente della Evco. «La mia giornata di lavoro va dalle 9 alle 12», racconta. «Preparo gli scatoloni vuoti necessari per mettere dentro e spedire la merce che va all’estero. Le scatole che preparo io, insomma, finiscono fuori dall’Italia, in Francia e in altri Paesi».

Tiziano ha ormai una solida esperienza lavorativa alle spalle: «Ho iniziato a lavorare nel 2009 come apprendistato», spiega, «e nel 2010 sono stato assunto, per l’esattezza il 7 gennaio 2010». E sul lavoro non si risparmia: «Quando arrivo a casa sono stanco, la fatica c’è. Ma mi trovo molto bene con le mie colleghe. Consiglio questa esperienza anche agli altri ragazzi con la sindrome di Down, per capire il significato del lavoro».

«Se si trova il posto giusto e l’ambiente giusto, ci sono inserimenti lavorativi molto positivi», sottolinea Ines Mazzoleni Ferracini, presidente della sezione di Belluno dell’Aipd. «Certo, i nostri ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati nel percorso dell’inserimento lavorativo. Un percorso che deve coinvolgere non solo il ragazzo o la ragazza. Le aziende, infatti, vogliono essere informate sulla capacità della persona di inserirsi nell’attività lavorativa. Ma va fatta una preparazione all’accoglienza anche con i colleghi di lavoro: ci sono purtroppo ancora tanti stereotipi. Come Aipd diamo supporto alle stesse famiglie dei ragazzi. Qualche genitore infatti sovrastima le competenze del proprio figlio, altri invece le sottostimano pensando che sul posto di lavoro non riescano a fare».

Va in questa direzione il progetto “Stella polare” dell’Aipd di Belluno: fornire una indicazione chiara che faccia da guida nella navigazione verso l’inserimento lavorativo. «Abbiamo siglato prima di Natale un accordo di programma con il Sil, il Servizio inserimento lavorativo dell’Ulss Dolomiti, e con Veneto Lavoro», spiega la presidente, «e ora stiamo lanciando una raccolta di fondi per sostenere lo sportello di orientamento e formazione». L’obiettivo è di raccogliere 10 mila euro attraverso la piattaforma Wishraiser. —


 

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