Primo maggio incerto i ristoratori fanno i conti con poche prenotazioni «Umiliante lavorare così»

Tutti sperano nel meteo che però non promette niente di buono Pubblici esercenti preoccupati per queste prime riaperture  

la festività

Sarà un primo maggio con il naso all’insù e i palmi rivolti al cielo, nella speranza che non piova. Troppo. Riaprire o non riaprire resta ancora un dilemma per molti ristoratori bellunesi e per quei clienti che oggi e domani vorrebbero pranzare – o cenare – fuori casa, con il rischio però di prendersi un po’ di pioggia e tanto freddo.


LA CONCA CHE INVESTE

Date le temperature basse e il meteo spesso mutevole, soprattutto in alta montagna, Giacomo Romoli del ristorante pizzeria La Perla, più pasticceria Embassy e bar La Suite, ha scelto di fare come di consueto investimenti importanti. In consegna uno stock di ombrelloni «più resistenti alla pioggia e alle folate, e alcune macchine a infrarossi per riscaldare i clienti». Nonostante la bassa affluenza a La Perla, dove ancora non ci sono prenotazioni per il weekend viste le previsioni, Romoli non demorde perché «quando c’è stato bel tempo avevamo i tavoli pieni. Siamo sempre stati aperti anche per dare un servizio al paese».

L’OSTERIA CHE RESISTE

A 100 chilometri di distanza, tra le panche della veranda dell’osteria del Bevitore di Pedavena, tira un’aria più sconfortata. «Il mio locale è serale e senza servizio mensa sono in seria difficoltà», si sfoga Enrico Ilardo, «a queste condizioni è impossibile lavorare e aprire all’aperto per noi è stato un buco nell’acqua, visto che ho fatto solo due coperti. Questo non è lavorare». Le prenotazioni per oggi e domani ci sarebbero anche, ma «se piovesse dovrò cancellare tutto». Nei prossimi giorni però passerà da 10 a 40 coperti con un nuovo gazebo lato villa Pasole-Berton.

L’AGENDA ZEPPA

Il De Gusto di Belluno è fra i ristoranti fortunati, visto che per il pranzo di oggi è quasi al completo: «Per domenica ho avuto meno richieste mentre le cene sono a zero», racconta Giovanni Tomasella che ha sei tavolini del bar allo scoperto, ma «mi rifiuto di spendere altri soldi dietro a norme che cambiano di continuo». Oggi e domani torneranno in servizio tutti gli otto dipendenti, anche se a orario ridotto. «Avevamo tutti voglia di lavorare, tanto che rinunceremo al lunedì di riposo, come anche alle ferie».

GRAZIE AL MERCATO

L’agriturismo La Pausa di Pieve di Cadore è rimasto a galla grazie ai tre mercati settimanali, dove la famiglia Da Forno vende anche pasta fresca fatta in casa. Nemmeno Nicola sta pensando di fare altri investimenti, visto che «abbiamo appena comprato un nuovo forno ventilato per la cucina». Per pranzo nel weekend ci sarà il menù completo, mentre per cena panini e taglieri per aiutare l’aperitivo. «Accogliamo tutti, anche con la pioggia. Chi rinuncia ci avvisi in tempo».

CAMERE LIBERE

Ancora niente ospiti all’albergo di Baita Dovich, mentre al ristorante che riapre oggi si conterà qualche coperto, sperando nel sole. «Abbiamo una trentina di posti estendibili», precisa Manuela Chizzali, che gestisce l’attività col marito e chef Jacopo Rossi. «È ridicolo che chi dorme qui possa mangiare dentro, mentre gli altri no», lamenta Chizzali, «o correggono questa norma, oppure ci diano ristori immediati».

ASPORTO VINI

Durante le chiusure del Marta d’Oro, Francesco Ferro ha puntato sul take away dei vini, una scelta «che non mi ripaga economicamente ma psicologicamente». L’ostaria di via Meassa ha spazi pronti all’esterno e qualche prenotazione. «Non ho mai mollato, ma lavorare così è umiliante». —



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