Terminato il recupero dei tre piani La casa di “don Albino” aprirà il 9

Tra le altre stanza, sarà ora visitabile la camera di Luciani bambino Salta di nuovo causa covid la beatificazione: se ne parla tra un anno 

L’EVENTO

Ultimi ritocchi alla casa natale di Albino Luciani, che dal 9 maggio sarà visitabile. La ristrutturazione ha riguardato tutti i piani, quindi l’edificio sarà aperto al pubblico al piano terra, al primo e al secondo. I devoti di Giovanni Paolo I potranno quindi constatare dove dormiva Albino, da bambino e nelle vacanze da seminarista; la sua camera, però, l’ha conservata fino a quando era patriarca. A Canale, intanto, è già aperto (su prenotazione) il museo, che presenta delle novità. La beatificazione del “Papa del sorriso” quest’anno non ci sarà, a causa della pandemia, ma viene data per molto probabile nel 2022, in occasione, tra l’altro, dei 110 anni dalla nascita. Il Comune per l’occasione provvederà al rinnovo dell’arredo urbano del paese, a cominciare dalla sistemazione davanti alla casa natale. Metterà mano anche alle piazze e alle strade, in modo da accogliere i pellegrini nel modo più degno. Loris Serafini ed i suoi collaboratori stanno provvedendo a fare l’inventario dell’archivio del museo. Altrettanto sta facendo il Vaticano con l’archivio personale di Luciani recuperato a Venezia.


«L’archivio privato di Albino Luciani», spiega la postulatrice Stefania Falasca, «è costituito dall’insieme delle carte che comprende gli scritti autografi, i quaderni, le agende, le lezioni, la corrispondenza, il materiale a stampa e abbraccia un ampio arco di tempo. Sono le carte di una vita: dal 1929 al 28 settembre del suo pontificato. Carte della cui esistenza si venne a conoscenza solo agli inizi del Duemila e della cui prima ricognizione fui incaricata nel 2007 dall’Inquisitio diocesana suppletiva, disposta dal vescovo di Belluno-Feltre nell’ambito della causa di canonizzazione del Papa di origini venete. Il corpus delle carte – che già lo scorso primo dicembre abbiamo provveduto a riportare presso la Santa Sede dall’Archivio storico del Patriarcato di Venezia, dove era stato trasferito nell’ottobre 1978 subito dopo la morte di Giovanni Paolo I – è composto da 64 faldoni. Dato il suo rilievo, l’attenzione prioritaria si è quindi focalizzata sull’archivio privato di Albino Luciani, che costituisce il “patrimonio” della Fondazione ed è di fondamentale importanza per la realizzazione del progetto dell’opera omnia».

Lo scorso primo marzo, sotto la guida del prefetto dell’Archivio apostolico vaticano, monsignor Sergio Pagano, è iniziato il lavoro di inventariazione e, contemporaneamente, con la collaborazione della Biblioteca apostolica vaticana, il lavoro di digitalizzazione del Fondo, partendo dalla serie delle 66 agende autografe (dal 1960 al 1978), tra le quali l’agenda e il taccuino del periodo del pontificato. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Barattin, Soccorso Alpino: non sottovalutate la montagna, chi sbaglia paga. Anche i soccorsi

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi