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Alberi nei pascoli, la Regione si muove: un censimento per salvare i fondi

Avviato nel Bellunese il riconoscimento delle Pratiche locali tradizionali: maggiori certezze sui contributi dell’Unione Europea

Irene Aliprandi / belluno

Dopo oltre dieci anni, il problema dei pascoli arborati si avvia a una soluzione. A dare la scossa è stata la mozione presentata la settimana scorsa in consiglio regionale da Silvia Cestaro e appoggiata anche dagli altri consiglieri regionali di maggioranza, mozione con la quale si impegna la giunta Zaia ad individuare le aree interessate dalle cosiddette “Pratiche locali tradizionali”.


la premessa

L’Unione Europea assegna dei contributi per il mantenimento dei pascoli, ma le superfici di questi prati devono essere libere. In presenza di alberi, infatti, l’area idonea al pascolo si riduce e di conseguenza diminuiscono anche i contributi dell’Europa. Le possibilità sono solo due: 20% o 50% in meno, anche se la tara è molto più bassa. «Se in un pascolo c’è anche solamente un albero», spiega Michele Nenz, direttore di Coldiretti, «la riduzione è automaticamente del 20%. Allo stesso modo se gli alberi rappresentano il 21% si va in riduzione del 50%. Sopra al 50% di tara, per l’Ue, si parla automaticamente di bosco e quindi non viene pagato nulla».

La verifica avviene attraverso foto aeree scattate ogni tre anni (il 2021 è l’anno in cui si dovranno rifare), foto che vengono poi interpretate dai tecnici di Agea e Avepa e bisogna considerare che si rischiano anche delle sanzioni se la superficie dichiarata si discosta da quella riscontrata con le foto aeree.

le soluzioni del passato

«Negli anni abbiamo intrapreso diverse iniziative», prosegue Michele Nenz, «uscendo con il Gps e verificando la situazione di ogni singolo pascolo. Nel 2015 con Avepa abbiamo fatto un grande lavoro di classificazione delle superfici, ma dopo le foto aeree del 2018 siamo tornati indietro per una diversa interpretazione. Fare le verifiche è sempre permesso, ma bisogna ricordare che stiamo parlando delle stesse malghe, è veramente difficile che un nuovo bosco cresca in tre anni. Poi però bisogna considerare che a fine 2018 c’è stata Vaia e la situazione dei terreni si è modificata in molte zone».

i pagamenti in sospeso

Dopo le foto aeree del 2018 molti pagamenti sono stati sospesi, proprio per le incongruenze registrate nelle interpretazioni e sono una trentina su 60 le aziende bellunesi che non hanno ricevuto i contributi dell’Europa nelle annualità 2019 e 2020. Si tratta di decine di migliaia di euro non assegnati per problemi nell’eleggibilità delle superfici, mancate entrate che mettono in difficoltà le malghe, ma le perdite si ripercuotono anche sui Comuni che le assegnano.

le pratiche locali tradizionali

L’unica soluzione per un problema che è tipico del Bellunese, ma si presenta anche in altre zone del Veneto, è quello di istituire e mappare le zone definite e previste dalla stessa Unione Europea come “Pratiche locali tradizionali”. «Si tratta di tipologie di terreni che rientrano nelle tradizioni di determinati luoghi», spiega ancora Nenz. «Una volta che la Regione avrà individuato e classificato queste aree non saranno più necessarie le foto aeree e varranno le Plt, ma serve un lavoro importante di classificazione che il settore ha tutto l’interesse a fare. In questo caso le tare possono anche cambiare con delle vie di mezzo e arrivare fino al 70%. Il riconoscimento delle pratiche locali tradizionali dà la certezza delle risorse ad allevatori e Comuni (ma il problema coinvolge anche le Regole) e si sa anche quanti capi è possibile alpeggiare in un determinato pascolo». Coldiretti, quindi, si mette a disposizione della Regione per aiutare nella realizzazione della classificazione e chiede che il lavoro venga fatto prima possibile per sbloccare i pagamenti fermi da due anni.

l’accordo in regione

La consigliera regionale della Lega, Silvia Cestaro, conosce bene la questione dei pascoli arborati per averla vissuta da sindaco di Selva di Cadore e l’individuazione delle Pratiche locali tradizionali è nel suo mirino fin dall’elezione a Venezia. La sua mozione è stata subito condivisa da alcuni colleghi, compreso l’altro consigliere bellunese Giovanni Puppato e poi da tutta la maggioranza. «Agea concede questa opportunità», dice Cestaro, «dopo che l’Ue ha trovato il modo per riconoscere aree difficili da gestire per l’allevamento. Avepa ci ha lavorato molto ma serviva qualcosa di strutturale, cioè un intervento legislativo, per dare certezze a chi opera in queste zone. Le strutture regionali sono già al lavoro», conclude Cestaro, «e anche grazie a Coldiretti non si parte da zero. Trovare soluzioni è dovere della politica». —

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