Foto e video privati in rete: l’incubo di due donne è lo stesso uomo

Sono state diffamate anche durante la relazione. Contro la seconda fidanzata si sono aggiunti gli atti persecutori

fELTRINO. Oggi verrebbe trattato come un caso di revenge porn, ma quello che hanno dovuto subire due donne feltrine risale a prima dell’agosto 2019, data di entrata in vigore del “Codice Rosso”. Entrambe, hanno avuto una relazione stabile con un uomo, un operaio 35enne che vive in zona ed entrambe sono state diffamate sui social network e in almeno due siti pornografici anche mentre la relazione era in corso. Ora l’uomo si trova a processo con le accuse di sostituzione di persona e diffamazione e, relativamente alla seconda ex fidanzata, c’è anche l’accusa di stalking.

La prima fidanzata


La prima storia risale a diversi anni fa, da un incontro avvenuto nel 2012. Dopo qualche tempo, l’imputato (difeso dall’avvocato Massimiliano Paniz) e la fidanzata decidono di andare a vivere insieme, ma proprio alla vigilia della convivenza, sul profilo Facebook della ragazza appare il video di un rapporto sessuale tra i due.

Lei (assistita dall’avvocato Liuba D’Agostini) capisce subito che il colpevole è lui e lo mette alle strette, ma il ragazzo le assicura che si è trattato di un errore inconsapevole e la vicenda viene perdonata. Lei si cancella da tutti i social network, ma dopo qualche tempo iniziano ad apparire profili Facebook finti a suo nome, nei quali vengono caricati video hard della coppia e foto osé accompagnate da frasi volgari e ammiccanti. I profili falsi avviano anche chat equivoche con vari uomini e poco dopo la ragazza scopre che i video sono stati caricati anche su due siti porno.

La rottura della relazione non ferma il diffondersi di materiale privato, tanto che alcuni video sono ancora oggi visibili in rete e lui continua a farsi vivo con la ex, ma nel frattempo conosce un’altra donna (assistita dall’avvocato Mauro Gasperin) e avvia una seconda relazione.

La seconda fidanzata

È il 2016 e anche in questo caso le pubblicazioni iniziano ben presto, a fidanzamento ancora in corso e la donna non capisce subito che il responsabile è il compagno. L’uomo apre più di un profilo falso con il nome della fidanzata, o con nomi alterati ma accompagnati dalle foto di lei.

Immagini abbastanza innocenti, perché lei non si lascia ritrarre svestita e rifiuta di registrare in videoi loro rapporti, ma nelle foto l’uomo inserisce frasi volgari che producono lo stesso effetto. Come ha già fatto con la prima fidanzata, anche in questo caso i falsi profili avviano chat equivoche con vari uomini e la ragazza improvvisamente inizia a ricevere da più fonti segnalazioni di quanto sta accadendo.

Lo stesso modus operandi

Disperata, la ragazza, denuncia i fatti alla polizia postale, avvia ricerche e raccoglie indicazioni mentre lui, grande esperto in informatica, le promette che scoprirà e risolverà tutto. Inizialmente lei gli crede, ma ben presto capisce che non si può fidare e lo lascia. A quel punto finisce in rete anche il video rubato di un rapporto intimo tra i due.

Lei non si vede in viso, ma si riconosce subito da un tatuaggio sul braccio e dalla camera da letto e il responsabile non può essere che lui. Cancella i profili Facebook e Instragram e tenta di rientrare con nuove credenziali, ma la moltiplicazione dei profili falsi a suo nome non si ferma.

Nel frattempo intorno a lei si moltiplicano le segnalazioni di chi ha visto il video e le sue foto con le scritte volgari, oltre alle chat con uomini su Messenger e lei cade in un incubo di vergogna che, com’era già successo alla prima ragazza, la spinge a non uscire più di casa, a cambiare abitudini, ad avere paura, a farsi scortare anche in garage, fino ad essere costretta ad assumere ansiolitici.

Lui le fa trovare lettere nel parcheggio sotterraneo di casa, si apposta nelle vicinanze, passa con l’auto sotto casa nonostante sia un strada cieca e tutti se ne accorgono perché il rumore della sua auto è inconfondibile. Lui alterna minacce di suicidio a minacce nei confronti della ragazza e dei suoi cari “te la farò pagare, ora o tra due anni, ma succederà”. A quel punto i carabinieri decidono di perquisire la casa dell’uomo e gli sequestrano tutto il materiale informatico.

Durante l’udienza del 3 maggio, oltre alle due donne, sono stati ascoltati cinque testimoni e il processo proseguirà nell’udienza del 24 maggio per ascoltare altri sette testimoni. —

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