Acc, il futuro si fa sempre più nero

Una delegazione di lavoratori Acc durante una manifestazione a Roma di qualche giorno fa

Dal Ministero per lo Sviluppo economico una nota che è più di una doccia fredda: «Non è mai esistito, né è stato promesso, un emendamento Giorgetti al decreto Sostegni per le aziende in amministrazione straordinaria». Quindi nessun aiuto economico per la fabbrica di Mel, che ora rischia grosso

BORGO VALBELLUNA. «Non è mai esistito, né è stato promesso, un emendamento Giorgetti al decreto Sostegni per le aziende in amministrazione straordinaria. Si precisa che, in ogni caso, il ministro non avrebbe ostacolato alcun intervento da parte di altri a sostegno di questa o altre aziende in crisi». Una nota che pesa come un macigno sul futuro dei trecento dipendenti dell’Acc di Mel, quella presentata emanata dal  ministero dello Sviluppo economico. Tema del contendere l'emendamento che avrebbe dovuto liberare risorse per traghettare Acc verso il sospirato piano Italcomp o  la vendita all'asta.

Nubi ancora più fosche minacciano il futuro della fabbrica zumellese. «Le accuse dei sindacati sulla presunta marcia indietro del ministro e del Mise sulla crisi ACC-Embraco», dicono dal dicastero, «sono prive di fondamento. Il ministro Giorgetti non ha partecipato al tavolo di crisi del 23 aprile scorso, presieduto dalla vice ministra Alessandra Todde, già delegata sulla materia e quindi responsabile anche di questo dossier. Dunque né in quella occasione, poiché non presente, né in altre il ministro ha promesso un intervento sull'articolo 37 del decreto Sostegni. Come noto, l'unica proposta di soluzione avanzata è l'applicazione del metodo Corneliani, ovvero l'individuazione di un investitore privato per sbloccare il fondo pubblico, così come prevede la legge».

Da quanto si capisce, quindi, l'Acc si troverebbe in mezzo a una prova di forza tra Lega e Movimento 5 Stelle, chi vincerà determinerà anche il futuro dei 315 dipendenti dell'Acc, dei 400 dell'ex Embraco, ma anche del progetto Italcomp.

In mezzo a questa lotta di potere, i sindacati di categoria bellunesi si sentono presi in giro e annunciano una mobilitazione senza precedenti per vedere salvato il loro posto di lavoro. Anche il sindaco  di Borgo Valbelluna, Stefano Cesa richiama i politici alla responsabilità: «Se sarà chiusa la fabbrica, che sta andando bene, chi l'ha voluto dovrà assumersene la responsabilità». A prendere una posizione anche l'assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan che afferma: «Non si può accettare l'idea che con numeri positivi di produzione e fatturato, l'Acc possa chiudere».

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