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Acc. Sindacati e lavoratori sul piede di guerra: «La nostra reazione sarà dura e immediata»

Le parti sociali chiedono le dimissioni della vice ministra pentastellata. Nel mirino Zaia: «Se ci abbandona, non lo dimenticheremo mai» 

BORGO VALBELLUNA. «Quello a cui stiamo assistendo è un balletto ignobile tra i due rappresentanti del governo italiano: da una parte il ministro si trincera dietro un “io non c’ero” e rilancia il modello Corneliani che per Italcomp sarebbe la morte”, dall’altra la vice ministro dimostra di non avere la spina dorsale per portare avanti quello che tutti noi abbiamo sentito il 23 aprile al tavolo ministeriale: la possibilità di dare gambe all’emendamento in grado di dare la liquidità ad Acc. Todde dovrebbe dimettersi, se non riesce a portare avanti le sue convinzioni». Sono parole dure quelle che arrivano da Stefano Bona, segretario della Fiom Cgil di Belluno, dopo quanto accaduto nella giornata di ieri.


I sindacati sono furiosi. Per mesi si sono sentiti rassicurare, prima sul fatto che lo stabilimento di Mel avrebbe potuto avere un futuro con Italcomp, poi con le promesse sull’arrivo dei soldi per sopravvivere fino ad allora. E in questi mesi i lavoratori hanno fatto sacrifici indescrivibili: hanno lavorato per cinque sabati su due turni, hanno fatto straordinari, hanno rinunciato e lo stanno facendo anche ora al 15% del loro stipendio.

Lo stesso commissario straordinario ha lavorato per un futuro, cercando nuovi clienti e aumentando la produzione, che ha numeri mai visti prima. E tutto questo perché alll’orizzonte c’era l’atteso progetto di rilancio. «Fanno promesse che poi smentiscono. Ma nessuno si rende conto che in mezzo ci siamo noi lavoratori, con le nostre famiglie? Ci hanno illuso per tutto questo tempo», è l’accusa dei dipendenti e delle parti sociali.

Che non ammettono di passare per stupidi dopo le smentite di Giorgetti e di Todde. «Noi non ci stiamo», avvertono, annunciando «una reazione durissima e la mobilitazione immediata. Il governo, il Mise, la Regione Veneto, i nostri ministri, deputati e senatori non credano che consentiremo quello che abbiamo sempre definito un vero omicidio industriale, gettando nella disperazione e nella precarietà 315 lavoratrici e lavoratori», dice ancora Bona.

«È mai possibile che si trovino risorse per sostenere fino all’ultimo esercizio commerciale del paese e nulla per una azienda che, se sostenuta, potrebbe tornare a essere protagonista del mercato mondiale? Quale soluzione hanno in mente i responsabili del ministero? La vendita di un’azienda chiusa? Che fine hanno fatto i precisi impegni presi dal vice ministro Todde? Il presidente Zaia crede che gli perdoneremo di averci di fatto abbandonati? Sia chiaro fin da subito: se una soluzione non dovesse arrivare, chiederemo conto ad ognuno di loro del fallimento di cui quale si sono resi responsabili».

La mancanza di liquidità porterà alla chiusura inesorabile dello stabilimento. «Sfidiamo qualsiasi fine economista a dimostrarci che è possibile far nascere Italcomp senza clienti e senza un’attività produttiva efficiente», dicono Mauro Zuglian della Fim Cisl e Michele Ferraro della Uilm.

«Sfidiamo qualsiasi esperto economista a sostenere che è più vantaggioso vendere a un privato una società che non rappresenta più nessuna quota di mercato. L’emergenza attuale è fare arrivare finanza fresca nelle casse di Acc. Avremo tempo per definire la compagine futura, su cui non abbiamo alcun pregiudizio a patto che salvaguardi la produzione e i posti di lavoro. Non faremo sconti a nessuno e a tutti chiederemo conto dell’operato e delle parole», chiudono i sindacati.—

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