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Alpini, slitta al 2023 l'adunata del Triveneto di Belluno

BELLUNO. Gli alpini di Belluno plaudono al rinvio dell’adunata di Rimini e San Marino al 2022, accettando al contempo di fare un ulteriore passo indietro (o in avanti) sull’adunata del Triveneto che toccherà quindi Belluno nel 2023 e non più l’anno prossimo. «Da persone coscienziose quali noi siamo ce lo aspettavamo e tutto sommato penso che sia stata presa la decisione più saggia», commenta il presidente della sezione Ana di Belluno, Lino De Pra».

L’adunata del 2022 era già stata assegnata a Udine ma, senza battere ciglio, le varie sezioni e il nazionale si sono parlati, trovando l’accordo per uno slittamento all’anno successivo per permettere a Rimini e San Marino di organizzare il proprio evento l’anno prossimo. «Nel nostro piccolo avevamo già preso una decisione simile nei confronti di Asiago, che avrebbe dovuto tenere l’adunata del Triveneto nel 2020 e che era stata prima rinviata al 2021 e poi, come deciso in questi giorni, al 2022», spiega il presidente, «a noi spettava già l’adunata di quest’anno, ma capiamo bene le difficoltà e lasciamo volentieri il posto ad Asiago, rimandando il tutto al 2023».

Oltre a infondere maggior sicurezza specialmente tra i membri più anziani dell’associazione, il rinvio al 2022, si spera, potrà portare anche maggiore serenità in un momento che per sua natura deve essere gioioso e di festa per tutti: «Sarebbe stato impossibile per i nostri alpini, che stanno uscendo da una situazione così difficile e durata per così tanto tempo, vivere questo momento con la consueta allegria», continua De Pra, «è una cosa che richiede tempo; dobbiamo cominciare a uscire, ritrovarci e poi si penserà ad eventi più grandi e impegnativi».

Il presidente degli alpini bellunesi, infine, rivolge parole di stima e apprezzamento per il generale Figliuolo, alpino incaricato di gestire la campagna vaccinale a livello nazionale: «Lo dico con un po’ di orgoglio , ma la differenza si è vista e ora l’intera campagna sta marciando su ritmi ben diversi», commenta De Pra, «gli alpini hanno una marcia in più».

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