Piscine, flash mob di protesta: «Fateci tornare a nuotare»

A Belluno, S. Giustina e Pedavena le società chiedono certezze per i non agonisti. «Dopo sette mesi meritiamo di avere una data sicura per la riapertura»

BELLUNO

«Chiediamo una data certa per sapere quando poter riaprire le nostre piscine ai non agonisti, il 90% dei nostri utenti». Anche il mondo delle piscine bellunesi ha aderito al flash mob dello sport veneto promosso ieri dal Coni. In contemporanea, nelle piazze centrali di tutti e sette i capoluoghi di provincia della regione, le società e gli sportivi del Veneto hanno manifestato la loro volontà di tornare al più presto a fare ciò che amano di più.


Nelle piscine ci si è mobilitati per chiedere a gran voce di “aprire per ripartire”, come recitano i cartelli esposti dagli atleti della Sportivamente Belluno e dell’Ondablu. Le foto scattate nelle piscine – piene d’acqua, come nel caso di quella di Belluno, oppure ancora vuote, come a Pedavena e Santa Giustina – ritraggono la voglia dei tesserati di tornare a nuotare, senza distinzione tra agonisti e non.

La situazione, anzitutto. Ad oggi sono quattro gli impianti aperti in provincia di Belluno: la piscina di Lambioi, Agordo, Longarone e Pelos di Cadore. Vi si possono allenare, però, soltanto i nuotatori tesserati. Sono ancora chiuse, invece, le piscine di Santa Giustina e Pedavena (entrambe gestite dall’Ondablu) e quella di Pieve di Cadore. Sono proprio queste ultime ad attendere con maggiore apprensione notizie sulla riapertura. Una data, infatti, ancora non c’è.

«Il vero problema è proprio questo: negli ultimi atti normativi non si fa menzione alle piscine al chiuso, come le nostre. Si parla di riaprire quelle scoperte dal 15 maggio», attacca il presidente Ondablu, Angelo Paganin, «e si parla di riaprire le palestre dal primo giugno. Ma le piscine? Naturalmente l’Italia è molto lunga e vi sono latitudini in cui, il 15 maggio, si potrà frequentare le piscine all’aperto. Ma noi, che in provincia abbiamo piscine al chiuso? Nessuna informazione ci è stata data per l’indoor. Ma riaprire una piscina non è una cosa che si può fare dall’oggi al domani. Bisogna pulire e riempire le vasche, e poi fare i controlli del caso, prima di poterle tornare ad utilizzare. Insomma, sono necessari tra i quindici e i venti giorni».

Cosa chiedete, dunque? «Che dopo sette mesi di chiusura ci vengano date delle certezze. La speranza», prosegue Paganin, «sarebbe quella di poter riaprire dal primo giugno, naturalmente se la curva del contagio lo consentirà, e in questo senso sono molte le parti che si sono attivate per intavolare una discussione. Noi, però, oggi siamo nella condizione di avere i nostri dipendenti in cassa integrazione. Stanno ricevendo in questi giorni quella di dicembre e gennaio. Inoltre non abbiamo certezze sui ristori, che oltretutto sono davvero minimi rispetto alle spese sostenute anche con gli impianti chiusi. Vorremmo dei criteri oggettivi».

Attualmente pochi appassionati possono frequentare le piscine: «Gli atleti agonisti», ricorda il presidente dell'Ondablu, «non sono più del 10% di chi fruisce delle piscine. Sono soltanto la punta dell’iceberg. Tutti gli altri, dalla scuola nuoto ai bambini agli anziani, non possono Nuotare. Le piscine sono un luogo di salute. Tante persone di una certa età ci chiedono di riaprire, perché sono un luogo sicuro ed è provato che, da dicembre quando gli agonisti hanno ripreso ad allenarsi in vasca, nessuno si è contagiato. Viene sollevato il problema dell’umidità negli spogliatoi. Ma è un problema che si risolve con l’aerazione». —
 

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