Ospedali: il dg Carraro e i sindaci si siedono al tavolo

Chissalè e Casagrande parlano di «una disponibilità al dialogo che va certamente apprezzata» Ma hanno chiesto «rispetto tra e per i vari ruoli»

AGORDO

«Confidiamo che questo sia l’inizio di un confronto periodico fra istituzioni improntato sulla trasparenza e sull’onestà». I sindaci di Agordo, Roberto Chissalè, e di Pieve di Cadore, Bepi Casagrande, hanno incontrato ieri a Belluno il direttore generale dell’Usl 1, Maria Grazia Carraro, e il direttore della funzione ospedaliera, Raffaele Zanella. L’obiettivo era fare il punto sulla situazione degli ospedali di Agordo e Pieve. Sia Chissalè (accompagnato dalla consigliera con delega alla sanità e al sociale, Federica Zasso) e sia Casagrande hanno apprezzato la disponibilità al dialogo.


«Vedo positivamente il fatto che il direttore generale abbia convocato i sindaci dei paesi in cui hanno sede altri due ospedali di punta della provincia, dopo Belluno e Feltre», dice Casagrande, «sono sentinelle sul territorio periferico che hanno ancora più bisogno di attenzione rispetto ai nosocomi maggiori».

«Abbiamo domandato con fermezza che non si arretri, che non vengano toccate le refertazioni, le visite, i controlli e la diagnostica sul territorio», aggiunge Chissalè, «e anche il direttore generale ha riconosciuto che c’è più difficoltà a muoversi nelle terre alte che in pianura. Abbiamo chiesto che i servizi siano strutturati in modo tale che i cittadini possano continuare a fruirne in loco».

Quello che, però, i due sindaci hanno chiesto con particolare forza è che ci sia rispetto tra e per i rispettivi ruoli.

«Abbiamo detto chiaramente», sottolineano Casagrande e Chissalè, «che non vogliamo venire a conoscenza dalla stampa delle decisioni che l’Usl opera sugli ospedali di Pieve e Agordo. Speriamo che ci possa essere concertazione nelle scelte e condivisione delle stesse tramite modalità istituzionali».

Carraro ha intanto ribadito ciò che già aveva dichiarato sulla stampa circa i reparti di radiologia di Pieve e Agordo da anni in sofferenza.

«Il direttore», dicono i sindaci, «ha assicurato che non è in vista la privatizzazione del servizio e nemmeno la sua esternalizzazione».

«Purtroppo», sottolinea Casagrande, «il problema della scarsità dei medici radiologi c’è ovunque. Non si privatizzerà, ma si potrà invece ricorrere, come già si fa, alla presenza a gettone dei medici».

Per il sindaco di Pieve la dirigenza Carraro avrà soprattutto il compito di veicolare quello che lui definisce un “processo culturale” che la cittadinanza deve acquisire.

«Non possiamo avere la neurochirurgia a Pieve», dice, «ma dobbiamo potenziare, come riconosco è stato fatto in questi anni, gli ambulatori. Si parla tanto di telerefertazione senza che si sappia davvero cos’è: per qualcuno è un modo per alleggerire gli organici, per altri un palliativo, per altri ancora il futuro della medicina. Dobbiamo spiegarlo ai cittadini, così come dobbiamo, e l’ho detto al direttore, creare occasioni di confronto con altri ospedali delle Alpi e degli Appennini. In Toscana hanno, per esempio, un’ambulanza attrezzata per i parti. Possiamo portarla anche da noi?».

A proposito di ambulanze, Chissalè ha presentato le preoccupazioni per il sistema di urgenza/emergenza h24 che nelle periferie agordine è assicurato da una capillare rete di volontari che, tuttavia, oggi soffrono per la carenza di effettivi. —



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