«Animali in cattive condizioni». I forestali al Canile sanitario di Belluno

L’associazione Leida fa scattare i controlli nella struttura pubblica di via Cappellari. L’Ulss difende la sua gestione: «Ospiti accuditi e curati dal nostro veterinario»

BELLUNO. Parcheggiato da quattro anni nel canile sanitario. La storia del pastore tedesco Shadow ha fatto emergere la situazione più complessiva delle struttura di via Cappellari, gestita dall’Ulss. La Leida, Lega italiana difesa animali e ambiente l’altro giorno ha chiamato i Carabinieri forestali, per fare i necessari accertamenti e capire se i quattro zampe vengono trattati in maniera adeguata e sono solo di passaggio, come vorrebbero le caratteristiche di questi ricoveri. Non ci sono stati sequestri, ma non sono da escludere sviluppi.

Per quello che ha visto, la referente bellunese di Leida, avvocato Marzia Ianese ritiene che gli ospiti non stiano vivendo in maniera dignitosa e le gabbie siano in condizioni impresentabili, tra ruggine e la mancanza di un riparo, oltre che di una ciotola con un sorso di acqua.

Il responsabile del canile, dottor Marcello Malacarne preferisce non replicare e delega all’azienda la risposta: «Gli operatori raccolgono ogni anno tra i 160 e i 180 cani vaganti. Più dell’85 per cento è identificabile, tramite microchip. Quelli sprovvisti arrivano in canile e ne saranno dotati. Dopo un breve periodo, vengono dati in affido temporaneo, che può diventare definitivo. I cani ora sono tre. Un proprietario è irrintracciabile, un altro è deceduto e il terzo potrebbe essere un una persona con problematiche sociali, su richiesta di un sindaco. Due cani necessitano di un percorso di riabilitazione comportamentale e dell’assistenza di personale specializzato, prima dell’affidamento. Finora non è stato possibile trovare chi potesse accoglierli. Non sono in sofferenza e vengono accuditi anche dal veterinario».

Il sopralluogo di Ianese è nato dopo una segnalazione: «Mi era stato detto di Shadow, ombra, che soggiornava nel canile sanitario dal luglio 2017. Sono andata a rendermi conto della sua situazione e la mia intenzione era di liberarlo. Sono venuta a sapere, in una seconda fase che è di un cittadino straniero, residente a Mestre e non si capisce cosa ci faccia ancora in gabbia».

L’impatto è stato inaspettato, anzi traumatico: «L’ho visto da lontano, mentre in primo piano avevo un altro esemplare, molto più anziano e in condizioni inadeguate. Si lamentava e aveva il mantello rovinato. Tutto bagnato, dopo essere stato diverso tempo sotto la pioggia e circondato dalle pozzanghere, oltre che dai tubi arrugginiti. C’era un piccolo telo di nylon. Non nascondo di essere rimasta scossa».

Automatica la telefonata ai forestali: «Vorremmo sapere chi sono il responsabile della struttura e quello del benessere degli ospiti. Spero che tutti possano capire quello che succede e avere giustizia. Il sanitario dovrebbe ospitare i cani per poco, dopo di che bisognerebbe trasferirli e aspettare un nuovo proprietario. Vorrei stessero meglio».-

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