«C’è una sanità di montagna da ripensare» Parte da qui il “Cadore green deal 2030”

Le parole della dottoressa De Silvestro al centro della presentazione di un ambizioso progetto articolato su 14 tavoli 

IL DIBATTITO

«La sanità in montagna va ripensata». Parola di Giustina De Silvestro, nata a Vallesella, direttore del Servizio trasfusionale dell’Azienda ospedaliera di Padova. È la “regista” a cui Luca Zaia ha affidato la realizzazione della «banca del plasma». Si è meritata, per questo, il riconoscimento di “bellunese dell’anno 2020”. A Venezia ha partecipato ieri alla presentazione del “Green deal Cadore 2030”, insieme a Gianpaolo Bottacin, assessore all’Ambiente della Regione; Renzo Bortolot, presidente della Magnifica; Roberto Padrin, presidente Provincia di Belluno; Giuseppe Casagrande, sindaco di Pieve di Cadore.


previsti 14 tavoli: sanità in testa

Ben 14 i tavoli di lavoro che saranno aperti dal 22 maggio, tra questi anche uno su salute e sanità. Alla luce della pandemia e dei problemi creatisi, De Silvestro ha raccomandato di intervenire sulla sanità sia cadorina e sia provinciale, ripensando in particolare la medicina di urgenza. Ha pure ribadito la necessità di garantire, anche nei territori più periferici, la massima competenza da parte dei medici in particolare. «La presenza dei professionisti va assicurata con gli incentivi, ma non solo quelli economici», ha insistito De Silvestro, «e penso all’accoglienza di queste persone e alle attrezzature che determinano la qualità del servizio. I giovani vogliono restare o possono arrivare, ma giustamente pretendono», ha affermato ancora De Silvestro, «di poter operare al meglio, sfruttando tutte le loro capacità».

E questo va garantito non solo in Cadore o in altri ospedali periferici, ma anche negli hub di Belluno e di Feltre. «Strutture», ha sottolineato De Silvestro, «che devono garantire il massimo di qualità delle prestazioni».

CREDERE IN SE’ STESSI

«La pandemia e, soprattutto, la crisi che ne sta conseguendo ci stanno ricordando che per una comunità è fondamentale una visione condivisa. Troppo spesso i cittadini si lamentano di scelte altrui, il progetto ideato dalla Magnifica rappresenta un la forte volontà dei cadorini di mettersi intorno a un tavolo ed essere partecipi del proprio futuro». Così l’assessore Bottacin, che ha insistito soprattutto sull’attenzione da prestare al turismo (di qualità piuttosto che massivo) e all’istruzione, fra loro collegati.

IL PENSIERO verso il 2026

Il percorso che la Magnifica si propone con questa iniziativa l’ha illustrato il presidente Renzo Bortolot, rivelando di aver raccolto ormai 220 adesioni, dai 22 Comuni a tutte le forze sociali, culturali ed economiche e finanche la Chiesa. La sostenibilità delle terre alte è, in definitiva, il traguardo. Il presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha precisato che l’iniziativa si colloca all’interno della programmazione strategica in atto per fare fruttare al meglio il miliardo che con le Olimpiadi sta arrivando, direttamente o indirettamente, nel Bellunese. «Ma noi», ha precisato Padrin, «stiamo ormai progettando il dopo Olimpiadi».

Quella del Cadore è insomma una scommessa che «se vinta», ha sottolineato Casagrande, «può essere implementata anche in altri territori. Prima ancora che un’opportunità materiale, è un’occasione culturale di svolta radicale per il territorio e per quanti lo abitano». —



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