Corteggiata solo per soldi: l’uomo sposa un’altra. La storia in tv e tribunale

Il tribunale di Belluno

BELLUNO. Corteggia una donna, poi ne sposa un’altra. Una storia che è stata raccontata anche a Barbara D’Urso, sui canali televisivi Mediaset. Ma non prima di essersi fatto dare 2.700 euro, che dovevano essere un prestito, ma non sono mai stati restituiti. Lei si era innamorata di questo Moreno De Gan, dopo averlo conosciuto sul posto di lavoro: la passione (a senso unico) era scoppiata dopo un certo numero di caffè espressi bevuti insieme al distributore automatico dell’azienda.

Niente di troppo romantico - non si ricordano mazzi di fiori o inviti a cena con candela, al massimo una serie di sms e di conversazioni in chat - ma tanto era bastato a far battere forte il cuore di una ragazza affetta da «depressione maggiore ricorrente e disturbo bipolare di livello medio- lieve» e invalida al 60 per cento. De Gan le diceva di continuo che gli piaceva moltissimo», che «era la donna della sua vita», che «era molto fortunato ad averla» e soprattutto che «si sarebbe dato subito da fare per trovare un appartamento, dove iniziare una convivenza» piena di promesse.

Tutte illusioni, coltivate tra il 26 giugno e il 6 agosto, a sentire lei. Tanto più che a ottobre il futuro imputato si è unito in matrimonio con un’altra persona. L’amante delusa si è rivolta a una maga per cercare di capire quale fosse il problema, prima che all’avvocato di fiducia Simona Ianese ed è andata a raccontare la sua triste storia nel programma televisivo della D’Urso. Ha sofferto molto, non essendo per niente fortunata con gli uomini e la sua bontà d’animo l’ha portata a soddisfare tutte le richieste economiche di De Gan.

I soldi servivano una vola per fare rifornimento alla macchina, un’altra per pagare la bolletta del gas, ma soprattutto per versare la caparra del famoso appartamento, che i due avrebbero presto condiviso. Un nido d’amore. Quando ha capito che c’era un’altra - non un’amica qualsiasi, ma una moglie - è andata dai carabinieri a presentare una denuncia querela. L’ipotesi di reato contestata in un primo momento era quella di circonvenzione d’incapace, in realtà una consulenza psichiatrica a cura del dottor Tullio Franceschini ha stabilito che era capace d’intendere e volere, al momento dei fatti e in grado di affrontare il processo. Sapeva bene quello che stava facendo, ma si sarebbe fatta raggirare e ci ha rimesso il denaro, che intende farsi restituire dal momento che si è costituita parte civile.

Il primo luglio la discussione finale, compresa la richiesta di risarcimento e la sentenza di primo grado da parte del giudice Feletto.

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