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Cuochi, camerieri e baristi non si trovano. Manca all’appello un migliaio di stagionali

Il lockdown invernale del turismo ha spinto molti storici dipendenti a cambiare lavoro, alberghi e ristoranti sono in difficoltà

BELLUNO. «Sono più di 5 mila i posti di lavoro stagionali che potrebbero essere occupati quest’estate. Usiamo il condizionale perché almeno un migliaio rischieranno di rimanere scoperti». La sottolineatura arriva da Stefano Calvi, sindacalista della Fisascat Cisl. In effetti alberghi, rifugi ed altre attività turistiche sono a corto di personale. «Siamo alle porte della stagione estiva e non si trovano cuochi, camerieri, baristi, personale di servizio, sia negli alberghi che nella ristorazione e, tanto più, nei rifugi. Se ne sono andati anche gli stagionali più professionalizzati – conferma Lucia Farenzena, presidente del Consorzio Marmolada Val Pettorina – Quest’inverno, con il turismo fermo, hanno trovato lavoro nei supermercati piuttosto che nelle industrie, piccole e grandi, che comunque hanno continuato a lavorare. E lì restano».

Il problema, secondo Farenzena, non è legato solo aalle chiusure provocate dalla pandemia. «Forse, anche dal lato delle aziende dovremmo chiederci come essere più attrattivi e magari dare più valore al capitale umano. Dovrebbe essere motivo di orgoglio per le persone essere impiegate nel turismo, invece se non comunichiamo nella maniera giusta ci troviamo in situazione di difficoltà. Certo, le nostre aziende non possono competere con i benefit dati da una delle multinazionali più importanti che abbiamo sul territorio, ma sono fermamente convinta che Luxottica non sia una scelta voluta per molti, e che dovremmo cercare di tenere presso di noi chi veramente crede nel turismo e ci vuole lavorare».

Tra i tanti problemi, il direttore di Confcommercio, Luca Dal Poz, cita quello del costo del personale, che ha un’incidenza altissima, troppo pesante soprattutto in un momento come questo, con imprese in doppia difficoltà: perché non hanno ricevuto né introiti né ristori. Se Calvi afferma che «è comprensibile la fuga degli stagionali se, come accade, troppi vengono sottopagati», Dal Poz pone la necessità di alleggerire il costo del lavoro: anche perché – ricorda – con lo sblocco dei licenziamenti ci potrebbe essere qualche amara sorpresa.

Sorprese? «Già ne riscontriamo – ammette il sindacalista della Cisl -. Proprio in questi giorni i grandi alberghi di Cortina stanno facendo contratti a chiamata, perfino di poche ore, per aprire in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia, per poi subito richiudere in attesa dell’estate. E questo accade mentre, invece, i piccoli alberghi, quelli a conduzione familiare, hanno il coraggio di andare in controtendenza, tenendo comunque aperto».

Secondo Farenzena la provincia dovrebbe essere più attrattiva non solo per i turisti, ma anche per il personale, anzitutto garantendo un prolungamento delle stagioni turistiche, specie quella estiva. Da qui un forte appello alla stessa Dmo affinché cambi strategia. «La vendita di un territorio, l’investimento che si fa per esso deve avere una misurabilità in termini di fatturato per le aziende, non solo del ricettivo, ma anche per il singolo, bar, il negozio, il ristorante, l’artigiano e altre categorie che vivono di riflesso con il turismo».

La questione approda in Regione. Ben venga, afferma Dal Poz, l’iniziativa di un tavolo regionale per far incrociare domanda e offerta nel mondo del turismo. Gli assessori al lavoro Elena Donazzan e al turismo Federico Caner hanno assicurato che faranno la convocazione “con urgenza” delle parti datoriali e sindacali coinvolte e del sistema formativo «per trovare i migliori strumenti di incrocio domanda-offerta e garantire da un lato una rapida ripresa del settore e, dall’altra, occupazione per chi è in attesa di un lavoro da lungo tempo».

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