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Sport, corsi, doposcuola: la Consulta dell’Alpago a servizio del territorio

ALPAGO Una storia lunga 21 anni e una mano tesa da una parte a portare avanti il testimone, dall’altra a passarselo con il Cadore, con cui da oltre un anno si è avviata una proficua e promettente collaborazione. La consulta giovani Alpago, nata nel 1999 da un gruppo di giovani partecipanti al laboratorio “Ser-T” di Belluno contro l’abuso di droghe e alcol per creare un punto di aggregazione territoriale, ha compiuto vent’anni nell’anno nero della pandemia, ma non per questo si è persa d’animo, o ha perso di vista le priorità della sua comunità elettiva, ben elencate dal presidente Ildo Peterle, 27 anni di Farra, e da Dylan Bortoluzzi, 25 di Tambre. «Siamo sempre stati una consulta a vocazione sociale», racconta Peterle, «laddove possibile cerchiamo di offrire servizi gratuiti come quello de “L’allegra compagnia” 2003, lanciato nel 2003 per offrire momenti di svago a persone con disabilità dell’Alpago, un laboratorio che per noi è un vero e proprio fiore all’occhiello». Altre iniziative, come le attività sportive, i corsi di teatro, di robotica o di recupero per stranieri, sono invece a pagamento.

«Abbiamo scelto di non mettere nessuna quota associativa per consentire la più ampia partecipazione possibile, così come abbiamo deciso di costituirsi in associazione di promozione sociale per poter avere la maggiore autonomia decisionale». Le consulte infatti sarebbero emanazioni dirette degli assessorati con delega ai giovani delle amministrazioni in carica, cosa che però rischia di condizionare troppo l’operato, oltre che l’operatività, dell’organismo stesso. La collaborazione è comunque massima, visto che la maggior parte dei fondi li mettono proprio i Comuni.

Oggi la consulta dell’Alpago conta una trentina di aderenti, che prima di essere volontari sono un gruppo di amici accomunati da una gran voglia di aiutare il territorio e con competenze trasversali. Bortoluzzi per esempio suonava la tastiera e per questo è stato fra gli organizzatori del musical Blues Brothers. «La consulta era nata per tenere i giovani fuori dai bar e dare loro la possibilità di spendere al meglio i loro talenti e passioni», puntualizza il vice, che era entrato a far parte del gruppo come partecipante nel lontano 2007 e che ha svolto la sua prima attività di volontariato con il gruppo Colibrì dell’associazione “Insieme si può” in quarta elementare.

«Il volontariato per essere attrattivo deve far divertire, per questo puntiamo molto su iniziative aggreganti» e per questo la sfida imposta dalla pandemia è stata così faticosa da vincere: «A gennaio dello scorso anno avevamo in calendario un sacco di iniziative per attirare nuovi giovani, visto che abbiamo bisogno di ricambio. Ora stiamo puntando tutto sulle collaborazioni esterne, ad esempio con il gruppo giovani di Cornei, o con le consulte di Valdobbiadene, di Silea e del Cadore». Alle quali presto potrebbe aggiungersi anche quella di San Gregorio.

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