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Musica sull’Avena e gare, Gorza spinge la ripartenza

Lionello Gorza, patron della birreria Pedavena, con un rullo per la battitura del campo di bocce nel parco del locale

Pedavena, l’estate non avrà grandi eventi ma il patron della Birreria non sta alla finestra. «Saltati tutti i matrimoni ma se il meteo ci aiuta sarà una stagione da ricordare»

PEDAVENA. Imprenditore di successo e stacanovista indiscusso. Non c’è praticamente giorno in cui Lionello Gorza non sia di turno al lavoro: «Vengo qui tutti i giorni ad aprire e le sere resto per chiudere». Nel mezzo si occupa di tutto quel che c’è da fare e torna a casa «soltanto per pranzare».

Lo racconta mentre prepara due caffè al volo dietro al banco. Con il passo svelto almeno quanto la sua parlata, percorre avanti e indietro con lunghe falcate le ampie sale della sua birreria Pedavena, rilevata nel 1999 e comprata dopo aver versato per 6 anni l’affitto alla precedente gestione Heineken.

Originario di Sovramonte e perito metalmeccanico diplomato all’Itis di Feltre, Gorza fa questo mestiere da una vita. Prima all’albergo Croce d’Aune di proprietà degli zii, acquisito nel 1985, e poi ai piedi del monte Avena in quella che è diventata, anche grazie alla sua gestione e lungimiranza, la birreria più grande d’Italia e una fra le più note e frequentate.

Com’è cambiato il locale nel corso degli anni?

«Faccio investimenti in continuazione, anche perché ai clienti bisogna sempre mostrare qualche novità, altrimenti sembrerebbe di entrare in un supermercato. Gli ultimi lavori importanti sono stati quelli per costruire il prolungamento della sala degli Affreschi, terminati a fine 2018, mentre quelli più recenti ci hanno permesso di sistemare la pista da bocce gestita dalla bocciofila Birra Pedavena, che prima si allagava ogni volta che pioveva, di rifare completamente il bar all’ingresso e di piantumare un piccolo luppoleto dimostrativo».

E il lavoro?

«Quando ho cominciato io la birreria era un po’ spenta, così ci siamo lanciati sui grandi eventi, abbiamo inventato i giovedì con le ballerine, abbiamo organizzato feste a tema e ospitato le iniziative più disparate. La pandemia però ha sconvolto completamente il paradigma del divertimento, basti vedere come se la passano le discoteche. C’è ancora molta gente timorosa in giro che ha voglia di passare giornate più tranquille, certo goliardiche ma facendo meno casino. Noi ci siamo adeguati di conseguenza, puntando di più sull’accoglienza e sulla ristorazione, ma presto ripartiremo anche con l’intrattenimento».

Che estate vi aspetta?

«Sicuramente di basso profilo. Viste le continue incertezze abbiamo deciso di rinunciare a un calendario di grandi manifestazioni e di focalizzarci su qualche impegno fisso. Non mancheranno ad esempio la tradizionale gara di rally Pedavena-Croce d’Aune di settembre, o la Dolomiti beer trail del 2 giugno che ha già raggiunto i mille iscritti. Il 17 luglio ci sarà il concerto gratuito dei Nomadi all’alba sul Monte Avena, preceduto dall’esibizione di una scuola di musica e seguito da colazione e breve escursione, inserito nel calendario estivo del consorzio Dolomiti Prealpi. Presto riprenderanno anche i mercatini artigianali nel parco in collaborazione con la Pro loco, mentre con il Comune stiamo valutando di fare qualcosa di nuovo, seppur piccolo».

E i matrimoni?

«Praticamente sono tutti saltati: ne avevo cinque a maggio, due a giugno e tre a settembre, ma viste le incertezze li hanno voluti cancellare, o rinviare».

Quante volte le propongono di vendere?

«È capitato diverse volte, anche da parte di una multinazionale. Io però ho sempre rinunciato perché questo è il mio lavoro e la mia passione. Fare aperture e chiusure tutti i giorni non mi pesa per niente. Ho due figli bravi che con mia moglie mi aiutano all’albergo Croce d’Aune, in più gestisco il ristorante chalet Alle Buse, sono presidente delle sciovie del monte Avena, socio della birreria di Levico e mi sento ancora nel pieno delle forze, pur avendo 65 anni. Per il momento non ho nessuna intenzione di mollare».

E di rilevare altre attività?

«Almeno una volta al mese, non solo nel Feltrino ma in tutto il Triveneto. Se possibile io cerco sempre di andare a vedere per dare un parere, anche qualche consiglio se può essere utile. Sono soprattutto i ristoranti in crisi a chiedermi una mano e per quel che posso cerco sempre di aiutare altri imprenditori, ma al momento non ho intenzione di allargarmi ulteriormente, anche perché questa dimensione è abbastanza complessa da gestire».

Intende i dipendenti?

«Non solo. Qui lavorano oltre un centinaio di persone tra feltrini e da fuori, soprattutto giovani, e tra poco assumerò una decina di persone in più per la stagione estiva. Con le belle giornate la gente ha ripreso a muoversi e arriva anche da fuori regione, però il maltempo penalizza molto anche noi. Due domeniche fa è stato bello e abbiamo finalmente registrato gli stessi numeri di un pranzo quasi normale. Se tutto andrà come ci aspettiamo e ci permetteranno di lavorare anche all’interno, sarà un’estate da ricordare». Calendario eventi a parte.

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