Giallo sull’innesco, non si esclude il dolo

Inchiesta in corso, interrogativi aperti. Le fiamme partite dai fienili che sono senza elettricità. «Noi non abbiamo nemici»

COLLE SANTA LUCIA

Macerie ancora fumanti. Un odore di legno bruciato. Pulì, una gatta di Canazei de Sora, si aggira curiosa tra quello che è rimasto dei due fienili e di altrettante case, dopo il furioso incendio di venerdì pomeriggio. Sembra quasi che le sia passata la fame, dopo quello che ha visto. Nessuno sa ancora che cosa abbia scatenato il rogo: gli accertamenti sono in corso, alla ricerca di un innesco, di un indizio. L’erba è bagnata, dopo la pioggia caduta in serata e per tutta l’acqua che ci hanno scaricato i vigili del fuoco, prendendola anche dal Codalonga, il torrente che scorre a valle della frazione di Colle Santa Lucia. Fettucce biancorosse, per perimetrare le zone riservate ai pompieri ancora impegnati nella bonifica e soprattutto quella della casa più danneggiata posta sotto sequestro dai carabinieri di Caprile, che stanno indagando per incendio. Non si può ancora dire se sia stata una fatalità o un gesto volontario. Ci vorranno giorni.


Un disastro e danni per decine di migliaia di euro, sotto quel cucuzzolo preso a schiaffi dalla tempesta Vaia,alla fine di ottobre 2018. Fuoco partito quasi sicuramente da uno dei due fienili più a monte, che non sono serviti dall’energia elettrica. Non può essere stato un corto circuito; e, senza buoni motivi, è difficile che qualcuno dei 20 abitanti del borgo, che guarda da una parte il monte Pelmo in Cadore e dall’altra il Civetta in Agordino, si avventuri fin lassù, passando per la strada silvo-pastorale Villagrande - Canazei de Sora, interessata da lavori di ripristino.

I vigili del fuoco hanno spento tutti i focolai e ieri c’erano ancora gli uomini del distaccamento di Agordo, insieme ai volontari di Colle Santa Lucia, per la bonifica e il monitoraggio, che proseguirà anche oggi e domani: «L’incendio è partito all’ottanta per cento da uno dei fienili», spiega l’architetto Fabio Jerman, che è il responsabile dell’Ufficio Prevenzione incendi, «e poi si è esteso agli altri immobili, favorito dalla presenza di fieno. Non siamo ancora in grado di stabilire le cause: la polizia giudiziaria è al lavoro per cercare di dare tutte le risposte necessarie. Faremo tutte le analisi e consulteremo anche il meteo, tenendo conto del fatto che in montagna le condizioni possono cambiare anche molto rapidamente».

Non si può escludere il dolo, cioè un gesto volontario, anche se nessuno si spinge a parlarne apertamente: «Non abbiamo nemici, almeno che io sappia», garantisce Maria Pallua, una delle proprietarie degli stabili andati a fuoco, che ieri è tornata a casa, dopo aver passato la notte a Cortina, «e poi chi può volerti talmente male da provocare un danno così pesante? Non voglio crederci e preferisco aspettare di avere certezze da chi sta investigando. Credo che una stima delle conseguenze la faremo in un secondo momento, quando tutto sarà più chiaro».

Maria Pallua ha salvato la casa, grazie ai vigili del fuoco. I vetri sono come esplosi per il grande calore e il tetto è danneggiato, ma è agibile. È rimasto senza un alloggio, invece, Stefano Sief, che dopo una vita di lavoro nella Polizia stradale di Mestre si stava godendo la pensione in montagna. Il bilancio comprende anche un ferito: Crispino Beniamino Pallua ha riportato ustioni di primo e secondo grado alle braccia e alla fronte e ieri ha lasciato l’ospedale di Agordo. —



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