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La Ztl sui passi alpini veneti? «Mica siamo a Milano»

Ciclisti al passo Sella in una giornata di chiusura alle automobili

Protesta di 78 tra albergatori e ristoratori contro il piano predisposto dalla Fondazione Unesco e adottato dagli enti locali

LIVINALLONGO. Il Piano di mobilità sostenibile è “riservato”, gli amministratori pubblici non lo possono diffondere. E questa circostanza moltiplica l’irritazione di albergatori, ristoratori e rifugisti, in particolare quelli dei passi Pordoi, Campolongo, Gardena, Sella, Fedaia, Falzarego, Val Parola, Giau.

«Questa», osservano, «è una gravissima mancanza di trasparenza e di democrazia. Non si può decidere nelle stanze segrete e nei sottoscala delle Province il futuro delle Valli dolomitiche e dei Passi del Sellaronda senza un confronto con chi opera nelle Valli e di chi vive e fa vivere i Passi. Forse siamo finiti in Bulgaria o sotto il dominio di Ceausescu e non ce ne siamo accorti».

Dopo aver osservato polemicamente che l’inquinamento da CO2 è in Cina e non sui 4 Passi Dolomitici, il Comitato degli operatori ricorda che l’Eurac di Bolzano ha dichiarato che l’inquinamento causato dal traffico è sotto ai limiti di legge consentiti. E sempre l’Eurac dimostra, al contrario, che l’inquinamento da traffico è maggiore nei fondovalle.

Per il coordinatore del comitato Osvaldo Finazzer, titolare di due hotel sul Pordoi, e gli altri colleghi dei Passi – ci sono dentro pressocché tutti – «questo “Piano” contiene una strategia miope e fuori bersaglio, non riconosce lo sviluppo tecnologico, impone limitazioni alla libertà di circolazione senza una solida e giustificata motivazione di interesse collettivo che la giustifichi, crea ingiustificati danni economici alle aziende esistenti, vuole progressivamente raggiungere la chiusura totale dei passi durante l’estate ed imporre il pedaggio fuori stagione solo per motivi ideologici».

Già da questa stagione gli operatori temono possibili chiusure dei passi a seguito, come prevede il Piano stesso, dell’organizzazione di giornate dal “tema storico culturale” organizzate «per abituare gradualmente le persone ad accettare questo cambiamento» (così si ha modo di leggere nelle pagine della documentazione).

«Considerando che in due mesi d’estate abbiamo 16 giornate tra il sabato e la domenica, incominciando con un giorno di chiusura in più ed aumentando ogni anno di una giornata, in sei anni – arguiscono ristoratori e albergatori – viene raggiunto l’obiettivo fissato secondo il principio metaforico della “rana bollita”: la capacità di adattarsi a situazioni spiacevoli e deleterie senza reagire, se non quando è troppo tardi».

L’obiettivo è fissato per il 2030 ed il finale è fissato per il 2050.

Gli operatori se la prendono anche con la Fondazione Dolomiti Unesco: «Fino ad ora non si è capito bene quale sia l’utilità della Fondazione se non quella di chiudere i passi dolomitici del Gruppo del Sella e Sassolungo che non ne fanno parte, tantomeno i paesi in fondovalle, ne fanno parte invece i parchi Dolomitici, che già sono protetti e le montagne ed i luoghi dove non c’è economia». 

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