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Montagna, lunghi ritardi sui ristori. I 1.300 maestri di sci: «Siamo in ginocchio»

Protestano Bussone (Uncem) e Bond. Minella (Anef): «Dovevano arrivare a gennaio, se va bene li avremo a metà estate»

BELLUNO. I ristori per la montagna? Ancora un mese e mezzo per gli impianti di risalita, i rifugi, le altre attività del decreto sostegni; in questo caso il riferimento è al “sostegni bis”. Protesta Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem. È letteralmente infuriato il parlamentare bellunese Dario Bond, neopresidente del Comitato per i fondi di confine.

«Non è possibile che la Francia abbia già distribuito gli indennizzi ai propri impiantisti, dopo il passaggio autorizzativo per l’Unione europea», è la strigliata di quest’ultimo, «e che la nostra burocrazia ministeriale sia ancora alle prese con i documenti da inviare a Bruxelles per ottenere il via libera»,

Per Bussone la sofferenza del sistema montagna «permane tutta. Perché dei 700 milioni di euro previsti dal decreto legge sostegni», sottolinea il presidente dell’Unione nazionale comunità enti montani, «non sono ancora arrivate risorse agli impiantisti e ai maestri di sci. È tutto in ritardo di mesi. Il decreto è già stato convertito in legge, con non poco lavoro parlamentare per riequilibrare l’iniziale indecorosa suddivisione del fondo tra Regioni».

Bussone ribadisce che è assurdo aver previsto oltre 50 milioni di euro, dei 100 previsti dall’articolo 3 del decreto, per sole due province autonome alpine.

«Per le imprese della neve, servono ristori immediati», insiste il presidente, «eliminando la burocrazia che sta rallentando le erogazioni alle imprese del turismo invernale».

Non passa giorno che gli impiantisti non si mettano in contatto con gli ambienti governativi e parlamentari, oltre che con le regioni, per monitorare l’iter del decreto, in particolare relativamente ai 430 milioni di risarcimenti per la stagione persa nel 2020.

«Ci assicurano che i soldi arriveranno», afferma Renzo Minella, presidente dell’Anef, «ma non comprendiamo questi ritardi. I ristori ci erano stati promessi addirittura per fine gennaio, poi il decreto è stato rivoluzionato. Siamo soddisfatti della nuova impostazione, però non comprendiamo le ragioni di tempi così lunghi per il passaggio in sede europea. Se va bene, i contributi arriveranno entro metà estate».

Profondamente delusi, invece, i 1300 maestri di sci del Veneto, per la maggior parte bellunesi. «Proprio lunedì ho chiamato in Regione», fa sapere Luigi Borgo, presidente del Collegio dei maestri di sci. «Non mi hanno detto quando i 40 milioni per tutti i 15 mila maestri di sci d’Italia saranno disponibili. Mi hanno fatto capire che le Regioni non si sono ancora messe d’accordo».

Da una parte, dunque, gli organi ministeriali, dall’altra gli uffici regionali: la burocrazia – chiosa l’on. Bond vince ancora una volta sulla politica. «Sì, siamo profondamente delusi», ammette Borgo, «perché noi non lavoriamo da un anno e mezzo e le nostre scuole di sci sono in estrema difficoltà, costrette ad indebitarsi per pagare il personale e gli affitti». Quel che è più grave, secondo il presidente del Collegio regionale, è che manca l’entusiasmo per programmare la prossima stagione sciistica: «Mancano i presupposti per pianificare l’attività, non sappiamo nemmeno quali saranno le linee guida e in particolare se ci saranno ancora misure da rispettare».

Se impiantisti e maestri di sci hanno la certezza che i ristori arriveranno, altre categorie assolutamente no. «Indiscrezioni anticipano che probabilmente a settembre o peggio ad ottobre potrebbe arrivare qualche indennizzo per le strutture ricettive rimaste chiuse per lunghi periodi», ipotizza Lucia Farenzena del Consorzio turistico Marmolada, «ma sarà vero? Pare che questi ristori siano compresi nel decreto sostegni bis. Pare, appunto, non si è certi, e comunque dovremo aspettare l’inizio d’autunno. Decisamente troppo».

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