Rifugisti, stagione batticuore «Tra neve, regole e booking sarà una lotta ogni giorno»

Mario Fiorentini, da poco rieletto al vertice Agrav, è cauto sul futuro «Almeno torneranno gli stranieri: anche solo il 10% ora va benone» 

L’INTERVISTA

Agrav, associazione che accoglie tra le proprie fila i rifugisti del Veneto, parlerà la lingua cadorina per i prossimi tre anni. Mario Fiorentini, classe 1959, gestore del rifugio Città di Fiume, è stato riconfermato presidente. Al suo fianco, nel ruolo di vice, ci sarà ancora Omar Canzan del rifugio Chiggiato. Fresco di rinnovo (fino al 2024), l’occasione è utile a Fiorentini per anticipare quella che sarà l’estate dei rifugisti, in modo particolare di quelli cadorini ed ampezzani.


Quando partirà ufficialmente la stagione estiva?

«Allo stato attuale è difficile dirlo. La data storica è il 15 giugno, ma in quota c’è ancora tanta neve, alcuni rifugi ad oggi non sono stati ancora neppure raggiunti dai rispettivi gestori. I rifugi situati al di sopra dei duemila metri sicuramente ritarderanno un po’ nell’apertura, la neve è ancora tanta. Questo è sicuramente un problema, aggiunto a tanti altri aspetti che rendono da sempre la vita del rifugista complicata».

Quali sono questi aspetti?

«Inevitabilmente i protocolli sanitari che, nelle ultime settimane, sono cambiati già due volte. Il problema resta quello di sempre. Chi li stila evidentemente non ha mai avuto un contatto diretto con un rifugista. Quella che emerge è una totale scollatura tra le parti. Una mancanza di dialogo che non giova a nessuno».

Eppure nei mesi pre estivi c’è stata una sorta di “caccia” alla gestione dei rifugi, soprattutto in Cadore: come si spiega questo fenomeno?

«In effetti è difficile da spiegare. Si tratta di un elemento in controtendenza con quanto avveniva nel passato, anche recente. La sensazione è che per più di qualcuno si sia trattato di un tentativo inconsapevole. Mi riferisco non solo ai potenziali gestori ma anche a coloro che cercano lavoro. È vero che c’è offerta, a cui non corrisponde un’adeguata risposta. È pur vero però che un rifugio non è un ristorante. Lavorare in un rifugio non è per tutti. La domanda che mi pongo quando mi ritrovo davanti un candidato è: resisterà o no?».

Cosa c’è da aspettarsi nell’estate ormai alle porte?

«La nota lieta è il ritorno dei turisti stranieri. Le prime prenotazioni vanno in quella direzione. Le percentuali rispetto al passato sono ancora basse, ma anche un 10%, rispetto allo zero assoluto dello scorso anno, rappresenta un elemento positivo. L’altro tema da tenere costantemente in considerazione è che un rifugio non ha una capacità illimitata. Bisognerà prenotare, non vedo alternative. L’ultimo tema spinoso chiama in causa i ricoveri d’emergenza. Su questo fronte i protocolli registrano una falla perché sono strutture che nessuno ha preso in considerazione in merito alla loro fruibilità; eppure un ricovero d’emergenza, soprattutto in condizioni di meteo avverso, rappresenta un’ancora di salvataggio per gli escursionisti d’alta quota».

Per chiudere: quali saranno le linee guida di Agrav per i prossimi tre anni?

«Le stesse che hanno caratterizzato il triennio di lancio, dal 2018 anno di costituzione dell’associazione ad oggi. La formazione del rifugista è un argomento prioriario, si tratta di una professione in costante evoluzione. Altra tematica molto importante è la continua relazione con enti ed istituzioni, senza dialogo nessuno fa tanta strada. Rifugisti compresi». —



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