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Sempre meno bambini nel Bellunese: «Bisogna agire»

Dal 2002 al 2020 sono costantemente calate le nascite: il vertiginoso calo degli studenti è così spiegato

BELLUNO. In meno di 20 anni la provincia di Belluno ha perso 697 nascite. Erano state 1817 nel 2002, l’anno scorso sono risultate 1174. Per la verità, “grazie”, si fa per dire, ai lunghi e brevi lockdown, il 2020 ha visto un recupero di 19 nascite sull’anno precedente. Ma la differenza (in rosso) fra il 2018 e il 2019 è stata addirittura di un centinaio di eventi. Ogni anno a calare, più o meno progressivamente. Solo nel 2008 c’è stata un’inversione di tendenza di ben 122 parti.

Ecco spiegato il calo di studenti nelle scuole bellunesi: 3.200 alunni in meno in nove anni, con cali vertiginosi soprattutto alle medie e alle scuole dell’infanzia. «Di questo passo», annota Roberto Padrin, presidente della Provincia, «i nostri paesi, soprattutto quelli più in quota, saranno desertificati: di giovani coppie, quindi di servizi e di lavoro. Via le scuole, via i presidi sanitari, via le poste, via, purtroppo, anche le aziende che già oggi non trovano lavoratori».

E l’assegno unico introdotto dal Governo? Bene, ma non basta, afferma Padrin, che dice di aspettarsi una svolta dalla prossima legge sulla montagna, con l’introduzione di una severa defiscalizzazione, anzitutto per le famiglie, e poi anche per le imprese.

Diego Cason, autorevole studioso dell’evoluzione (sarebbe da dire involuzione) bellunese, è severamente preoccupato. «Il benessere di una società si manifesta indirettamente tramite il numero di bambini che nascono ogni anno. Questo indicatore non è economico, ma misura la fiducia verso il futuro, che è un riflesso della fiducia in sé stessi, come individui e come comunità», fa notare Cason.

Dal 2000 al 2020 i maschi nati in provincia di Belluno sono diminuiti del 34%, le femmine del 40%; la riduzione dei parti in 20 anni è stata di –37%. Le nascite da cittadini stranieri, residenti in provincia, furono 126 nel 2002 e sono state 117 nel 2020, con una riduzione del 7%. Il tasso di natalità che misura il numero dei nati in rapporto con i residenti era di 8, 93 nati ogni mille residenti nel 2000, ed è sceso a 5, 88 nel 2020; nel 2002 risultava di 22 per i residenti stranieri e 8,33 per gli italiani, nel 2020 il tasso è diminuito a 9,84 per gli stranieri e a 5,63 per gli italiani. «Indubbiamente i residenti in provincia hanno ridotto in modo drastico il proprio tasso riproduttivo», evidenzia il sociologo.

«Se si trattasse di una specie sottoposta a prelievo venatorio, per assicurarle un avvenire, si sospenderebbe immediatamente e per un lungo periodo la caccia. Questa riduzione della natalità è un dato generale, ma il tasso di natalità in Svizzera è 10 bambini per mille abitanti, Europa è di 9,5 in Italia è di 7, in Veneto è 6,8 e a Belluno 5,6».

Le cause principali di questo fenomeno sono note: l’elevato tasso di occupazione femminile (a Belluno il 62% delle attive è occupata), il prolungato periodo di formazione, il conseguente ritardo nell’acquisizione dell’autonomia economica giovanile. E ancora: l’instabilità e la precarietà del lavoro, il ritardo delle unioni matrimoniali (in media dopo i 30 anni) e la conseguente tradiva maternità (le primipare hanno in media 33 anni), la scarsità dei servizi alla famiglia, la rigidità degli orari di lavoro e scolastici e l’elevato tasso di emigrazione giovanile sono tutti elementi che riducono la propensione a fare figli.

«Ma quello che più d’ogni altra cosa determina questo risultato è la totale assenza di politiche regionali a favore delle famiglie e delle giovani coppie», conclude Cason.

«Il Veneto brilla per consumo di suolo, si investono miliardi in strade e in opere materiali e si lesinano gli investimenti nei servizi sociali, culturali e formativi dedicati all’accudimento e all’accoglienza dei bambini e a sostegno delle giovani coppie. Perché stupirsi ora di questo risultato? Siamo una comunità tesa ad accumulare cose, che lasceremo in eredità a chiunque, tranne che a figli e nipoti perché che non abbiamo più. Una coazione a produrre e consumare nichilista e insensata».

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