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Spade, frammenti, lame scoperte a Foggia. Il Fulcis raccoglie la storia del Bellunese

L’anteprima dei “pezzi” esposti nella sala del Museo. L’ultima novità: il ritrovamento sottomarino a largo della Puglia

BELLUNO. Spade e spadai, un pezzo di storia del Bellunese. Questo intende raccontare l’esposizione permanente della Sala degli Spadai, allestita al secondo piano del Museo Civico di Palazzo Fulcis. La rassegna di armi bianche, che rientra nel progetto Interreg “Klang. Spade di leoni e aquile”, presentata ieri mattina in anteprima alla stampa, sarà aperta al pubblico a partire da domani.

Carlo Cavalli, conservatore del Museo Civico di Belluno, ne illustra l’idea complessiva: «Con questa nuova sala sarà raccontato un pezzo ulteriore della storia di Belluno e del suo territorio. Sappiamo, da studi intensificatisi negli ultimi anni, che la produzione di armi bianche coinvolge un territorio piuttosto ampio, un vero e proprio distretto che in buona parte coincide con gli attuali confini amministrativi della provincia di Belluno, debordando però anche a Serravalle, Ceneda e Sacile, per quanto riguarda la presenza di fucine da spade. I secoli che ci interessano in particolar modo sono quelli tra Quattrocento e Seicento, il range cronologico del quale siamo più informati da documenti e testimonianze materiali.

Anche se è possibile che la produzione sia iniziata pure prima. Quella qui esposta è una selezione di armi per la quasi totalità in comodato dal Museo Correr di Venezia. È una installazione permanente; potranno cambiare le armi all’interno delle teche, sia per il motivo citato, sia perché potranno emergere aspetti finora non indagati.

Oppure ancora potranno esserci nuove scoperte, come già accaduto. Il frammento più antico che esponiamo, proveniente da Formegan, è stato acquisito recentemente. Mentre al largo della costa di Mattinata, in provincia di Foggia, c’è stato il ritrovamento sottomarino di due lame sicuramente prodotte qui nel territorio; sono in corso gli ultimi passi amministrativi per ottenere in comodato queste due armi. La sala sarà permanente, ma in evoluzione, un cantiere aperto dedicato allo studio, all’esposizione e alla valorizzazione di questo tipo di reperti, con la volontà di stimolare la ricerca sull’argomento».

Giovanni Sartori, studioso di spade antiche, offre un ritratto dei maestri spadai bellunesi: «Parliamo di una filiera, un’abilità di maestranze che si spostavano da un centro all’altro a seconda delle esigenze, commerciali, di reperibilità di materie prime, di vicinanza con vie d’accesso per il commercio. Una filiera dove la parte del leone la faceva la qualità del prodotto finito, quindi del minerale e della tecnica di lavorazione utilizzati. Erano dei periti maestri, tecnici che sapevano come lavorare acciaio e ferro, come rendere performante un prodotto che poi era competitivo sul mercato. Per un nobile che comprava la spada finita, leggere Andrea Ferrara sulla lama voleva dire avere uno status symbol in più da sfoggiare; per un soldato voleva dire “potrebbe essere che non si spezzi durante l’utilizzo”, o poter contare su particolari caratteristiche meccaniche. Il concetto della sala è passare ai visitatori non solo l’argomento spade e spadai nel Bellunese, ma anche un’idea di ricerca nel campo che è tutt’ora aperta».

«Il Museo Fulcis», commenta l’assessore alla cultura Marco Perale, «fin dall’inizio è stato pensato come un contenitore multitasking, dove rendere visibili e valorizzare elementi produttivi che raccontino al meglio la storia del territorio. Questo era un tassello mancante. Tutti gli storici sapevano che la produzione di spade è stata per almeno tre secoli la principale della provincia di Belluno. Nessun museo bellunese aveva un esemplare di questa enorme produzione. Con questo lavoro di sponda con altre realtà museali venete e del Bellunese, siamo riusciti finalmente ad aprire questo spazio».

Che sarà visitabile sia dal vivo, sia in modalità online: «Questo pezzo di museo», prosegue Perale, «vuole entrare nella modernità, portare questi oggetti in una fruibilità attuale. Faremo una serie di visite guidate in presenza, ma ci sarà anche la possibilità di collegarsi tramite i-phone, sia di avere una guida tecnica cartacea. Man mano verranno alternativamente esposte e valorizzate anche altre delle oltre 70 lame bellunesi già riconosciute nelle collezioni del Correr»

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