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Belluno, l’appello della Cisl agli industriali: torniamo a confrontarci sul lavoro

Il segretario Paglini: riprogettare le competenze per far incontrare domanda e offerta di impiego. Mancano stagionali nel turismo? «Esiste un problema di remunerazione, il tema va affrontato» 

BELLUNO. Un confronto tra sindacati e associazioni imprenditoriali, anche in provincia, per definire una rete di salvataggio a seguito dello sblocco dei licenziamenti. Lo chiede Massimo Paglini, segretario della Cisl. «Non vogliamo che il blocco dei licenziamenti diventi un totem. Tuttavia», spiega, «di fronte al rischio che uno sblocco “senza paracadute” produca conseguenze pesanti per i lavoratori di aziende e di settori in difficoltà o che sia usato per fare margine “a breve” tagliando il costo del lavoro, prima di eliminarlo del tutto va aperto un confronto vero e concreto con le organizzazioni sindacali. Va definita “la rete” di salvataggio, le cui maglie devono essere fatte di politiche attive, formazione, riqualificazione, riforma dei centri per l’impiego, ammortizzatori sociali universali».

È vero che anche nel Bellunese si cercano lavoratori e non si trovano?


«Come in ogni stagionalità, a maggior ragione nel Bellunese e in montagna, si apre il reclutamento di operatori della ristorazione, negli alberghi e in tutto il settore turistico. C’è poi la questione evidenziata dalla presidente di Confindustria Berton riguardo alla mancanza di lavoratori con le competenze attualmente richieste dalle aziende. Vorrei ricordare che in un contesto come quello attuale, con carenze istituzionali e riforme da attuare, avevamo avviato a Belluno un’esperienza significativa di surroga degli strumenti che mancano: un Tavolo sulle politiche attive con un confronto forte fra Organizzazioni sindacali, associazioni di categoria e Veneto Lavoro».

Il Tavolo aveva iniziato a lavorare proprio sul tema delle competenze, al centro dell’allarme lanciato dalla presidente.

«Credo che oggi più che mai sia necessario riavviare i lavori di quel Tavolo, nelle more di interventi legislativi che vadano nella giusta direzione. Per di più Confindustria ha il quadro complessivo delle crisi aziendali, così come le richieste di professionalità e competenze particolari delle aziende in salute. Lavoriamo su questo fronte e rafforziamo i punti di contatto e di collaborazione con il sistema scolastico. Se c’è la volontà, potremo costruire le risposte in tempi rapidi per generare occupazione stabile e di qualità che garantisca le imprese e i lavoratori».

Perché tanti giovani rifiutano i lavori loro proposti?

«Per la verità non vedo tutti questi giovani in giro per le strade a Belluno, anzi. Vedo piuttosto una provincia che va verso forti squilibri demografici e che ha, più che altri parti del Paese, necessità di reinvestire su se stessa con una grande spinta strategica che la faccia uscire dall’isolamento. Se avverrà questo, il resto sarà una naturale conseguenza, compresa la fine dell’emorragia di under 30, che sono calati in pochi anni del 20%».

Ma perché alcuni rifiutano le offerte d’impiego che ci sono?

«Se succede è perché hanno già un’occupazione o sperano in un miglioramento della condizione lavorativa. Quindi il tema della giusta remunerazione rimane sul tappeto per intero, a partire dal cameriere o dal cuoco, per finire agli operai specializzati. Chiediamoci piuttosto perché un giovane preferisce andare a lavorare all’estero come cuoco che farlo qui. È solo perché qui guadagna 1.500/2.000 euro a parità di mansioni e all’estero il doppio? Nel nostro Paese c’è una questione salariale da affrontare».

Perché è difficile ricollocare le persone eventualmente in esubero?

«Per la difficoltà a incrociare domanda e offerta di lavoro e a intercettare le esigenze di professionalità delle aziende in un modo del lavoro che cambia velocemente e che chiede sempre più competenze trasversali, che sono relazionali e di lavoro in team, di problem solving, digitali, organizzative. Le competenze vanno riprogettate, anche attraverso il Tavolo territoriale».

È vero che a settembre ci sarà il boom delle assunzioni?

«Lo auspico, così come spero che si facciano per davvero le riforme tanto agognate e necessarie per rendere competitivo il sistema-Paese».

In quali settori in provincia di Belluno?

«Se vi sarà la ripresa - quella vera e duratura - ne trarranno vantaggio i settori tradizionali, come già sta accadendo: occhialeria e indotto in primis, settore a forte vocazione all’export con la ripresa dei mercati d’oltreoceano, ma anche i servizi alla persona, il turismo, l’edilizia e la cantieristica tra gli altri. Vorremmo poi anche essere tranquillizzati sulla urgente e positiva soluzione di crisi drammatiche che rischiano di avere ripercussioni sociali enormi: Acc e Ideal. Purtroppo ad oggi non siamo tranquilli, al di là di molte affermazioni di buone intenzioni e di molti desiderata, il tempo inesorabilmente sfugge e non ci sono ancora soluzioni concrete sul tavolo: questo ci preoccupa non poco». —



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