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Belluno, una strada digitale per imprese competitive

Anas pronta ad aprire la sua infrastruttura tecnologica, Confindustria progetta un laboratorio di innovazione a Longarone

BELLUNO. Un Living Lab, magari a Longarone, per contrastare lo spopolamento, attraverso la costituzione di imprese innovative, digitali, in grado di trattenere i giovani anche alle quote più alte. Quella di Lorraine Berton, presidente provinciale di Confindustria, e del direttore Andrea Ferrazzi, è più che una fantasia. Altrimenti ieri mattina non avrebbero convocato, all’evento “Tour control room Anas & Living Lab Belluno” l’Area Science Park di Trieste, che è il più qualificato centro di ricerca in Italia per le imprese innovative, il Consorzio Elis promotore del progetto Foundation Open Factory, Industrio Acceleratore di Imprese di Trento.

Il Living Lab, che non sarà un mero incubatore di nuove attività, in questo caso digitali, è una struttura di accompagnamento, di servizio, di supporto di chi vuol intraprendere anche approfittando, come nel caso specifico, della tecnologia che l’Anas mette a disposizione lungo 80 chilometri di Alemagna, dall’uscita dell’autostrada A27 fino a Cortina.


Se lungo la “statale intelligente” potranno correre, nel prossimo futuro, le auto a guida autonoma, gli imprenditori, soprattutto se giovani non hanno proprio nulla da ricavare? «Noi crediamo di sì», spiega Ferrazzi, «e pensiamo pure che questi giovani trovino perfino interessante investire la loro creatività rimanendo in valle, o meglio ancora in quota, se non addirittura rientrando da oltre frontiera».

Lo smart working, pur essendo tutt’altra cosa, ha dimostrato che si può lavorare perfino nel borgo più sperduto, se non addirittura in rifugio, a condizione che la tecnologia lo permetta. Il 5G per esempio? «Sì, il 5G o, quanto meno la banda larga», risponde il direttore di Confindustria, «se disseminiamo il territorio di tante di queste imprese innovative, sostenibili, con occupazione qualificata, diamo un futuro ai giovani e alle stesse comunità, altrimenti destinate al definitivo declino».

Il Living Lab sarebbe il primo del Veneto e, per tanti aspetti, troverebbe una sinergia anche con la Luiss business school e Fondazione Enel. Di fatto l’ha già trovata con l’Area Science Park di Trieste che nella vicina regione ha promosso addirittura quattro di queste strutture, come pure con Industrio, con Anas, Elis e pure con Fondazione Enel. Sì perché Enel si è messa a disposizione per gli studi sui cambiamenti climatici e le imprese bellunesi del futuro vogliono essere sostenibili non solo economicamente e socialmente (per numero di posti di lavoro), ma anzitutto sul piano ambientali. Si pensi soltanto alla possibile ristrutturazione di edifici chiusi ed abbandonati che potrebbero riaprirsi all’accoglienza anche nei paesi più periferici.

Insomma in montagna il destino dei nostri ragazzi non dev’essere solo quello dell’agricoltura e della pastorizia, settori pure importanti, ma anche quello della creatività digitale e, in parte, finanche manifatturiera. «Sulla scorta delle opportunità date dall’Anas», si è detto, «c’è una filiera di produzioni da poter sviluppare, che oggi neppure immaginiamo».

Il Living Lab, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe essere dedicato alla sensoristica avanzata, con applicazioni sia in ambito manifatturiero, sia nella gestione del territorio. L'obiettivo è di mettere a disposizione tecnologie da testare, per le imprese, le startup e le scuole del territorio. Inoltre, attraverso la rete del Digital innovation hub, si potrà accedere agli altri living Lab del Friuli Venezia Giulia, ognuno dei quali ha una sua propria specificità e complementarietà con gli altri. Insomma, una rete per implementare l'innovazione, la digitalizzazione, lo sviluppo delle competenze, l'attrattività del territorio per talenti e investimenti. —


 

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