Contenuto riservato agli abbonati

Cesiomaggiore, condannato a un anno il parroco “esorcista”

Don Giovanni Brancaleoni dovrà anche risarcire le parti civili. Caduta l’accusa di calunnia verso la struttura di Pullir

CESIOMAGGIORE. Un anno di reclusione per il parroco “esorcista” che voleva “aiutare” un disabile ricoverato a Pullir: don Giovanni Brancaleoni, 78 anni di Frassinelle Polesine, è stato condannato dal giudice Feletto per le accuse di stalking e di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.

È stato invece assolto dall’accusa di calunnia nei confronti della struttura di Pullir perché il fatto non costituisce reato. Il parroco (difeso dall’avvocato Federico Donegatti) è stato condannato anche al risarcimento di 8mila euro al disabile e di 5mila alla psicologa che lo seguiva (entrambi parti offese assistiti dagli avvocati Giulia Munerin e Stefano Bettiol); ad entrambe il risarcimento di circa 5000 euro per costituzione parte civile.

Lunedì l’ultimo atto del processo che ha visto il parroco imputato per le continue incursioni nella struttura sanitaria di Pullir, dove si trovava il ragazzo.

Il pubblico ministero Modena aveva chiesto la condanna a un anno e otto mesi, ma il giudice non ha ritenuto fondata la calunnia per la quale la struttura era stata additata come “sequestratrice” del disabile.

«Una storia tristissima, difficile», così il pubblico ministero, «storia che non abbiamo potuto ricostruire con la parte offesa (il giovane, ndr) ma con le persone che lo circondavano».

Il ragazzo, affetto da una malattia psichica pesante, era stato interdetto dopo essere stato allontanato dalla madre, quindi seguito fino al trasferimento nella struttura di Pullir.

Secondo il sacerdote, la psicoterapeuta aveva “sequestrato” il paziente, che aveva anche una tutrice (l’avvocato Mariangela Sommacal), che se ne occupava con assiduità. Don Giovanni Brancaleoni quindi aveva due missioni: “la liberazione” del giovane che, “a sua protezione” veniva tenuto in una “gabbia”; e il riavvicinamento con la madre che nel frattempo aveva conosciuto.

Le parti civili Bettiol e Munerin si sono associate alle richieste del pm e chiesto il risarcimento del danno.

«Don Brancaleoni voleva aiutare il ragazzo», ha invece spiegato il difensore Donegatti. Ma il giovane non gradiva le continue incursioni non annunciate del parroco che ha sfidato anche i provvedimenti del giudice che gli vietavano di entrare nella struttura. «Ho paura che arrivi don Giovanni perché mi fa l’impulso», ha continuato a dire il giovane agli operatori. L’“impulso”, cioè quel che scatenava in lui la reazione aggressiva incontrollata e incontrollabile: Brancaleoni portava del cibo (che Giovanni ha anche rimandato indietro per timore che “ci fossero delle gocce”); entrava nella struttura senza avvisare, nelle ore in cui la vigilanza era più blanda (weekend e ore pasti).

Neanche i provvedimenti di un giudice che gli vietavano l’accesso a Pullir lo hanno fermato; avrebbe usato anche il megafono per le sue redenzioni. Insomma, secondo i professionisti ogni incursione del don vanificava il difficile percorso del ragazzo.

La difesa non ha gradito: «Impensabile che nel 2021 un ragazzo sia tenuto in gabbia», dichiara l’avvocato Donegatti. «Don Giovanni non voleva che aiutarlo. Speriamo che di questo si convinca la Corte di appello alla quale ricorreremo. Altrimenti annuncio battaglia anche in Cassazione» 

Video del giorno

Maltempo nel Comasco, torrente esonda a Cernobbio e travolge auto: motociclista in fuga dall'ondata

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi