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Laureati e diplomati in fuga nel Bellunese: sistema economico a rischio

A uno spopolamento già pesante si aggiunge la mancanza di manodopera qualificata. Solimbergo: «L’Agordino è il territorio provinciale con maggiore tenuta economica»

BELLUNO. La crisi demografica rischia di scassare il sistema economico. Se già oggi, in presenza di sempre nuove opportunità di lavoro, le imprese non trovano manodopera, soprattutto qualificata, immaginarsi che cosa accadrà in futuro con l’ulteriore fuga dei giovani diplomati e laureati.

Aldo Solimbergo, già responsabile dell’Ufficio studi e statistica in Consiglio regionale, porta gli esiti dei suoi 50 anni di studio alla riflessione degli amministratori della Provincia venerdì mattina a Pieve di Cadore.

Lo spopolamento non è di oggi.

«No, il calo del periodo 1951 -1971 è stato pari a -17.114 residenti. Tra il 1971 e il 2020 un ulteriore calo di 19.183 persone».

Il territorio è stato colpito nella stessa misura?

«No, la Valbelluna ha registrato, negli ultimi 50 anni, un bilancio demografico positivo (+7.339 unità dato da una componente naturale, tra morti e nati, pari a – 7.871 e una sociale, di ingressi, pari a +15.210. Il Feltrino e l’Alpago presentano al proprio interno una componente sociale di rilievo: +6.849 residenti il e +1.987 il secondo. Invece il Comelico e Sappada, la Valle del Boite, il Cadore Centro, il Basso Cadore, il Longaronese, lo Zoldano e l’Agordino registrano bilanci negativi pesanti».

L’area più in rosso?

«Nei 50 anni in esame la Magnifica comunità di Cadore: -5.629 di componente naturale e -2742 di componente sociale, pari al 43,6 per cento dell’intera perdita provinciale (-8.371 su un totale di -19.183)».

Nella prospettiva di un’espansione occupazionale che si scontra con l’indisponibilità di giovani, qual è il punto della situazione?

«L’indicatore “numero di anziani per cento giovani” dal 2001 al 2019 cresce come media provinciale passando da 180 (anziani su 100 giovani) a 237. Le Unioni montane più segnate risultano Basso Cadore, Longaronese, Zoldano (da 173 a 327); Centro Cadore (da 162 a 281); Magnifica Comunità di Cadore (da 161 a 263), Agordino (da 178 a 259); Comelico-Sappada (da 166 a 243). Alpago, Feltrino e Bellunese sono invece le Unioni montane che registrano una crescita più contenuta».

Il lavoro dove cresce?

«Da Longarone alla Valbelluna, da Feltre finanche nell’Agordino. Basti dire che i “pendolari” per lavoro sono passati dalle 14.390 unità del 1971 a 38.453 del 2020. È innegabile che le direttrici di sviluppo insediativo (Piano territoriale della Regione, interventi infrastrutturali di viabilità, Piani regolatori, finanziamenti del Vajont) abbiano creato i presupposti per favorire, in questa area, la crescita degli insediamenti produttivi dei settori extragricoli e, di conseguenza, una crescente e importante base occupazionale. Esodo dal Centro Cadore, dalla Val Boite, dal Comelico».

L’occupazione come si è sviluppata in 50 anni?

«Va rilevato un incremento pari a +23.250 unità: Bellunese (+ 8.840), Agordino (+5.731), Feltrino (+4.878), Cadore basso, Longaronese, Zoldo (+3.019), Alpago (+ 2.062). Anche sotto il profilo occupazionale le Comunità di Comelico -Sappada (- 619), Cadore centro (- 1.005) e Magnifica Comunità di Cadore (- 1.462) presentano un bilancio negativo».

A livello settoriale?

«Favorito il “Terziario innovativo” con un incremento di 19.257 occupati, la crescita industriale con un +5.390 ed una contrazione di -2.914 occupati nel commercio. Questo tra la progressiva sparizione di attività tradizionali e il divenire delle tipologie distributive specializzate e dei centri commerciali consumo e stili di vita».

Qual è il territorio di maggiore tenuta economica e occupazionale?

«L’ Agordino, non ci sono dubbi, perché è costituito per il 50% da occupazione industriale e per il 50 da occupazione terziaria. È questa la situazione con maggiore capacità di tenuta».

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