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Istituti tecnici superiori bellunesi. La montagna chiede una riforma sui numeri

I saggi: «Quindici alunni bastino per dare vita ad un Its». La proposta verrà inoltrata subito al ministro Gelmini

BELLUNOIn futuro potrebbero bastare 15 adesioni, anziché le 20 di oggi, per avviate un Its in montagna. Si tratta del sospirato Istituto tecnico superiore, dove formare le figure professionali per i nuovi lavori.

È uno degli argomenti che hanno tenuto banco al primo Tavolo tecnico scientifico sulla montagna, composto di 40 saggi che, fra i vari compiti, ha quello di predisporre la bozza della nuova legge sulle terre alte attesa dal 1994.

Dunque, di riforma degli Its si è parlato fanche per iniziativa di Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Dolomiti, perché il tema è di nuovo al centro dei lavori parlamentari per la riforma di questo istituto.

Al Tavolo sulla montagna si è decisa la costituzione di cinque gruppi di lavoro, di cui uno dedicato alle professioni da svolgersi in quota.

«Ben venga il turismo, ben venga oppure l’agricoltura, ma», ha detto Ferrazzi, «noi abbiamo bisogno d’integrare le attività anche con una manifattura che si adatti alle piccole realtà; magari anche con altre attività innovative, imprese digitali, anche da smart working. Bene, abbiamo bisogno di giovani che sappiano lavorare in questi settori. La formazione degli Its, un biennio post diploma, è indispensabile. E l’assunzione è assicurata».

Belluno ne ha due, uno per l’occhialeria, l’altro per la meccatronica, ma quanta fatica a farli partire. «Ci volevano le stesse adesioni di Milano, di Roma: almeno 20 ragazzi». Eppure in provincia ci sarebbe la necessità di altri Istituti come questi.

Ecco, dunque, una primissima richiesta che il Tavolo per la montagna inoltrerà immediatamente al legislatore, attraverso lo stesso ministro di competenza, quello degli Affari regionali, Maria Stella Gelmini. Belluno è presente al tavolo anche con Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio, e con Sergio Pra, albergatore e presidente di Alleghe Funivie.

Ieri, dunque, è stato confermato l’impegno a perfezionare la proposta di legge sulla montagna entro la fine di luglio, per renderla varabile prima della conclusione dell’anno. A seguire, lo studio di una specifica strategia per le terre alte, che cominci con una ridefinizione di montanità (il criterio dei 600 metri di quota non basta) e si completi con la messa a punto di misure specifiche.

Le Green comunities costituiscono la priorità; per queste ci sono anche le risorse del Pnrr. Ferrazzi e Doglioni hanno raccomandato, nei loro interventi, il dovere della concretezza, definendo anche gli strumenti normativi per operare, che oggi non sempre ci sono. Il Tavolo si è dato una scadenza di lavoro molto frequente. Fra l’altro la partecipazione è a titolo. di volontariato.

Il presidente di Confcommercio ha molto insistito su una premessa: che bisogna consentire a chi vive in montagna di poterci restare, con una residenzialità e svolgendo attività che siano quanto meno dignitose.

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