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I sindaci bellunesi sfilano nella capitale: «Ridateci la dignità perduta»

Massaro: «Troppe responsabilità. E ci sono indennità più basse del reddito di cittadinanza». Scopel: «Processi e condanne, con questo andazzo in pochi si presenteranno alle elezioni»

BELLUNO. Fare il sindaco? «Sta diventando una vocazione al martirio. Non è possibile», protesta Jacopo Massaro, sindaco di Belluno, e portabandiera Anci in provincia.

«Oggi abbiamo già tre Comuni commissariati, in tanti enti locali non si riesce neppure a fare una lista elettorale, immaginarsi due, quindi stiamo attenti», ammonisce Roberto Padrin, sindaco di Longarone, «qui è in pericolo la democrazia».

Dario Scopel, primo cittadino di Seren del Grappa, sostiene, dal canto suo, che queste difficoltà si moltiplicano quando il comune è piccolo, come lo sono tanti in provincia.

Ecco, dunque, perché ai piedi delle Dolomiti è condivisa la mobilitazione dei sindaci Anci oggi a Roma.

«Manifestiamo contro un disagio che è diventato assolutamente intollerabile e che sta mettendo in grave difficoltà la democrazia in Italia e la capacità delle istituzioni di esistere e di essere presenti», spiega Massaro. «Non è possibile che ricoprire un incarico, che già di per sé è ovviamente di grande sacrificio, dal punto di vista famigliare, lavorativo, economico e psicofisico, diventi una vera e propria vocazione al martirio. E a questo impegno smisurato si aggiungono paradossi e di situazioni talora kafkiane che rendono un martirio ricoprire questo incarico».

Ai sindaci vengono addebitate responsabilità, anche in sede giudiziaria, talvolta a prescindere dai loro interventi diretti, da Livorno a Torino, passando per Lecco e Crema. Secondo Massaro, la commistione di responsabilità da una parte e le emergenze che si accavallano fino a togliere il fiato, dall’altra, «provocano una vera e propria crisi di vocazione». Aggiungi l’indennità che in tanti casi è da elemosina. «Ricordo che nei Comuni piccoli, un sindaco percepisce come indennità un po’ meno del reddito di cittadinanza. Hanno addirittura dovuto inventare una norma ad hoc per alzare queste indennità», fa presente lo stesso Massaro.

Per Padrin, non c’è solo un problema di dignità dei sindaci, di equità economica, ma è addirittura a rischio la governance dell’Italia: aumenteranno i Comuni commissariati e che quindi non saranno più in grado di sviluppare delle politiche per le proprie comunità perché ci saranno sempre meno sindaci.

Ma c’è un altro aspetto all’origine del malcontento. Dario Scopel, di Seren del Grappa, accende i riflettori sul Dpcm del 21 gennaio scorso che, in barba a quanto previsto dal Parlamento, ha escluso i Comuni con popolazione al di sotto dei 15 mila abitanti dal riparto del Programma della Rigenerazione Urbana. «Siamo al paradosso», attacca Scopel, che è anche membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia. «In base a questo Dopcm gli 8,5 miliardi di euro destinati ai progetti di rigenerazione urbana saranno appannaggio dei 700 Comuni italiani più grandi (quelli con più di 15 mila abitanti), mentre i restanti 7.200, ovvero il 90%, resterà a bocca asciutta».

Così, prosegue Scopel, si penalizzano di fatto le amministrazioni e i centri minori, proprio quelli che invece hanno maggior bisogno di sostegno, anche economico, per progettare e sostenere il proprio sviluppo. «Evidentemente la politica dei due pesi e delle due misure stenta a morire e anzi sembra trovare nuova linfa ogni qual volta si tratta di destinare risorse importanti, se è vero che la norma non viene smentita nemmeno nel Pnrr», aggiunge.

Ritornando alle motivazioni più prossime della protesta romana, Scopel si chiede: «Davvero qualcuno pensa che, con questo andazzo, si troveranno ancora persone disponibili a gestire in prima linea emergenze idrogeologiche e climatiche sempre più frequenti, a dare risposte a sempre più numerose situazioni di difficoltà sociale ed economica, a farsi carico di difendere i servizi di prossimità anche per le comunità e i territori periferici? Fare il sindaco non è certo una professione, ma una scelta dettata dalla passione e dall’amore per la propria terra».

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