Contenuto riservato agli abbonati

La forza degli algoritmi: analisi predittive in azienda e in ospedale

Jonni Malacarne, ingegnere di Lamon, classe 1977, fondatore di Bluetensor

L’ingegnere di Lamon Jonni Malacarne racconta la sua Bluetensor, realtà in rapida crescita

LAMON. «L’analisi predittiva è una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale (AI) che permette agli imprenditori e ai manager di prevedere gli eventi futuri, basandosi sull’analisi dei dati storici. È un po’ come se dovessi scommettere sui cavalli sapendo già quale sarà il cavallo con la probabilità di vittoria del 99%». L’affermazione è forte, ma sta scritta nero su bianco sul sito di Bluetensor, azienda fondata dall’ingegnere di Lamon Jonni Malacarne e da Federico Lucca, originario di Cesiomaggiore, che si pone come obiettivo proprio quello di “far crescere il business con l’intelligenza artificiale”.

Ma è davvero possibile predire il futuro?

«Entro certi limiti sì – sostiene Malacarne, classe 1979 – senza alcun dubbio. Noi oggi abbiamo a disposizione un’enorme potenza di calcolo, abbiamo accesso a incredibili data base e possiamo contare sugli algoritmi più evoluti. Per cui in qualsiasi settore, selezionando una determinata serie storica, possiamo ragionevolmente prevedere quello che succederà».

Un esempio, per favore.

«Un’applicazione molto recente l’abbiamo fatta in campo sanitario, a proposito del Covid-19: una piattaforma in grado di riconoscere, dopo essere stata addestrata su migliaia di immagini validate da medici, lo stato di salute di un polmone. Lo fa proprio la macchina, invece del medico, e si tratta quindi di un supporto molto utile alla successiva diagnosi medica, che è sempre necessaria ovviamente. Questa macchina, che fa un primo screening, è in uso attualmente in 400 centri sanitari in tutto il mondo».

Poi di cosa vi occupate?

«Mettiamo l’intelligenza artificiale a servizio del mondo dell’impresa. Si tratta di computer vision (visione computerizzata), una tecnologia basata sull’AI che permette alle macchine di riconoscere gli oggetti, sia statici che in movimento, i dettagli all’interno di immagini o i difetti di produzione. Ad esempio, per rilevare la qualità delle mele, la loro maturazione, etc. In questo modo si risparmia molto tempo rispetto ad un’analisi manuale effettuata dall’uomo e si scoprono molti più dettagli che all’occhio umano possono sfuggire».

Niente più prodotti difettosi venduti ai clienti, dunque, che possono creare problemi d’immagine all’azienda.

«Ci occupiamo ancora di Natural Language Processing (NLP), altra tecnologia basata sull’Intelligenza Artificiale, che rende le macchine capaci di comprendere i testi scritti dagli esseri umani. Si può applicare nelle aziende per ottimizzare il tempo per revisionare documenti alla ricerca di informazioni, diminuendo i compiti più ripetitivi. E poi di analisi predittiva, di cui si è detto».

Come è nata Bluetensor?

«Dagli studi all’Università di Trento, dove mi sono laureato in Ingegneria delle telecomunicazioni, con specializzazione in machine learning. Un giorno mi sono trovato al bar con il mio amico Federico Lucca ed insieme abbiamo deciso di partire».

Quanti siete?

«Adesso in quindici, di cui dodici a Trento, dove è la nostra sede principale, e tre a Belluno; ma stiamo crescendo molto».

Come trovate i vostri clienti?

«Il nostro ambito di operatività sta diventando sempre più interessante e noi abbiamo già una bella serie di casi al nostro attivo. Le notizie girano rapidamente, il passaparola diventa fondamentale, poi ci sono i social, i convegni, le associazioni industriali».

Quali sono i costi per un cliente?

«Si tratta di consulenze che possono variare da 6 a 12 mesi, con un team ben affiatato di ben sei figure professionali, con un’attenzione costante al cliente, con cui lavoriamo gomito a gomito ogni giorno. Non crediamo ad una vendita aggressiva, perciò cerchiamo anzitutto di capire se e come possiamo essere utili all’azienda che ci cerca; e proponiamo le nostre soluzioni solo in caso positivo. Poi eseguiamo un’accurata analisi di fattibilità (o POC, proof of concept) per essere sicuri al 100% che la richiesta sia concretamente realizzabile».

Fatturato 2020?

«Siamo ancora piccolini, ma in forte crescita: 270.000 euro nel 2020, un milione previsto per quest’anno, poi vedremo».

I problemi maggiori?

«Dal punto di vista tecnico ormai siamo molto avanti, ma nel campo delle applicazioni si potrebbe fare molto di più. In Italia ci frena ancora la forte resistenza al cambiamento; poi i timori sul fatto che l’AI ruberebbe il lavoro all’uomo; quindi i buchi normativi».

Si corre davvero il rischio che l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento sull’uomo, come da qualche parte si paventa?

«L’AI è solo un mix di tecnologie che permette alle macchine di compiere operazioni tipiche della mente umana: un processo che elimina attività faticose, ripetitive ed usuranti, e che è ormai è ineludibile, come sostengono economisti, sociologi ed analisti. Allora perché non sfruttare al meglio queste potenzialità? Perché non guidarle, invece di subirle?»

La definiscono un genio della materia.

«Non abbiamo inventato nulla, diciamo piuttosto che sappiamo mettere insieme gli ultimi ritrovati dal punto di vista della ricerca e sappiamo applicarli alle esigenze dell’impresa. E siamo orgogliosi di poter contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone».

Video del giorno

Homeschooling, il racconto di Morena Franzin: "Tre figli che studiano a casa, nessun rimorso"

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi