Mw, ancora no al collegamento anche dopo le prescrizioni Vas

COMELICO SUPERIORE

Ancora un no del movimento Mountain Wilderness al collegamento tra Padola e la Val Pusteria, in Comelico, attraverso due tronconi di telecabina. La Commissione Vas ha verificato lo studio progettuale del Comune, dando sostanzialmente il via libera, ma con alcune prescrizioni che di fatto verrebbero incontro ad istanze espresse sia dal mondo dell’ambientalismo che dalla Soprintendenza.


Ma MW ribadisce il suo no, anche se il collegamento alto abbassa l’arrivo rispetto alla iniziale collocazione sul Collesei.

«Anche il collegamento basso comporterà comunque gravissime ferite a un territorio rimasto finora quasi integralmente intatto», afferma MW, «si pensi, tra l’altro, al grande bacino in progetto artificiale per consentire il continuo innevamento artificiale, all’impianto da Camporotondo al Col de la Tenda, con relative piste e grande parcheggio alla nuova stazione di arrivo in corrispondenza dell’attuale sciovia». Gli ambientalisti affermano che, anche alla luce del fallimento di tante strutture legate agli impianti sciistici di bassa quota, continuano ad essere convinti che le prospettive per il Comelico non possano basarsi sullo sviluppo di un turismo insostenibile, fondato sulla monocultura dello sci da discesa, ma piuttosto su un turismo che si rivolge ai luoghi dove la natura non ha subito aggressioni, che si sta diffondendo sempre di più, come si auspica viene confermato proprio in questa fase di riapertura post Covid. Va peraltro proprio in questa direzione la chiusura alle macchine (nei fine settimana, in luglio e in agosto) della Valgrande. Ma – obietta Mountain Wilderness – la realtà è che questa operazione è funzionale a grandi interessi economici esterni che con opportunismo hanno deciso di utilizzare il notevole finanziamento pubblico per completare un collegamento che darà vita a uno dei più grandi caroselli sciistici delle Alpi; un vero e proprio luna park delle nevi, che lascerà al Comelico, più che le briciole, un territorio devastato. «Si chieda agli investitori privati se sono disposti a portare avanti il progetto anche in assenza di 40 milioni di soldi pubblici. La realizzazione di questo progetto distrugge un bene comune a favore dell’interesse economico di pochi».

Ben altra deve essere, secondo MW, la destinazione di quel finanziamento: servizi per i cittadini a partire da quelli sanitari, del tutto carenti, e da quelli scolastici, senza i quali è vano parlare di prospettive per i residenti; strade da mettere in sicurezza e per prime quelle dove più alto è il pericolo di frana; acquedotti da sistemare; alberghi e altre strutture turistiche già esistenti da ristrutturare e valorizzare. —



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