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Addio Flavio Cadorin, presidente delle Acli «Voleva dare sempre più spazio ai giovani»

La notizia ha fatto il giro della provincia di Belluno lasciando chi lo conosceva nello sconforto. Martedì i funerali a San Gregorio

BELLUNO. Lutto nel mondo dell’associazionismo. Nella notte tra sabato e domenica si è spento all’ospedale di Feltre, dove era ricoverato da qualche giorno per grave insufficienza respiratoria, Flavio Cadorin, presidente provinciale delle Acli. Lascia i quattro figli Dimitri, Manuela, Sabrina e Shaila e tutti gli altri parenti. La moglie era venuta a mancare diversi anni fa.

Settantadue anni, residente a San Gregorio nelle Alpi, Cadorin era al suo secondo mandato a capo delle Acli provinciali. Era stato rieletto nell’ottobre 2020, dopo aver concluso il suo primo incarico quadriennale. Malgrado non stesse già allora troppo bene, aveva accettato ugualmente di presiedere l’associazione, anche se poi aveva coinvolto nella gestione un gruppo di cinque giovani.

Persona molto dinamica, dopo il suo ingresso alle Acli aveva fin da subito cercato di introdurre le nuove generazioni. «La sua era una presidenza del fare», ricorda Tomaso Zampieri, a capo del Caf Acli. «Era una persona molto concreta, operativa, che aveva a cuore il futuro di queste provincia. Partecipava sempre alle riunioni, anche a livello regionale, dove ricopriva un ruolo nella segreteria. Sicuramente tutto il mondo Acli sentirà la sua mancanza perché, oltre a essere un presidente molto presente, era un combattente, che si è sempre distinto per il suo spirito di intraprendenza. Flavio non si fermava mai davanti a nulla. Era un anticonformista, a cui stavano strette le formalità. Ci mancherà moltissimo».

Apprendista meccanico, a vent’anni Cadorin era partito per l’estero con la ditta di costruzione Del Favero. Era rimasto quattro anni in Nuova Zelanda per la realizzazione di un importante impianto idraulico, poi era stato in Australia, dove aveva lavorato alla costruzione di metropolitane e gallerie e in Germania e poi era tornato a casa. Sposatosi, era ripartito per il sud Italia, dedicandosi all’edilizia abitativa. E da qui era andato a Torino per realizzare il Lingotto. Da pensionato, si è dedicato all’associazionismo, entrando a far parte delle Acli, era anche iscritto all’Abm. «Per lui era un modo per fare qualcosa a favore della sua terra. Il suo obiettivo era quello di unire il mondo delle Acli», ci racconta affranto il figlio Dimitri. «Mio papà voleva che l’associazione uscisse un po’ da quella patina datata che la circondava, lasciando entrare i giovani. Ci mancherà molto la sua risata, la sua allegria. Era una persona gioviale, a volte fuori dagli schemi».

A ricordarlo è anche il sindaco di San Gregorio, Marco Badole. «Per me Flavio Cadorin era un amico. Lo avevo incontrato a Roma l’anno scorso, quando mi aveva invitato alla riunione delle Acli e questo mi aveva fatto particolarmente piacere. Era una persona sempre disponibile e di buon senso. Credeva nelle Acli e ci metteva l’anima nelle cose che faceva. Era una bella persona di San Gregorio, ci mancherà».

A rimpiangerlo anche l’amico Narciso Cassol e Rino Budel, amico di infanzia a gioventù. «Siamo stati compagni di classe e di lavoro. È stato un buon amico e un buon compagno di lavoro», lo ricorda Budel.

I funerali si svolgeranno probabilmente domani nella chiesa di San Gregorio. paola dall’anese

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