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Varallo: «Sugli sci con il Green pass. È l’unica soluzione per un inverno al top»

Dolomiti Superski guarda già al futuro: «Stiamo spingendo per questa soluzione, garantiremo vacanze in assoluta sicurezza» 

l’intervista



Per evitare il tracollo dell’industria dello sci, il prossimo inverno si entrerà in pista esclusivamente col green pass, ma senza ulteriori limitazioni: né contingentamenti, né chiusure di rifugi. Lo chiedono gli impiantisti, a cominciare da Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski, e da Renzo Minella, presidente regionale di Anef.

L’estate non sta andando bene, per il meteo che sconsiglierebbe la montagna, ma anche perché, laddove si apre, non si trova personale sufficiente. Ne parliamo con Varallo, che gestisce il più grande hub mondiale: 12 zone sciistiche, 1. 246 km di piste che comprendono gran parte dei percorsi da sci invernali delle Dolomiti, di cui 500 km interamente collegate tra loro, 481 impianti, 16 skitours.

Come sta andando la stagione per voi impiantisti?

«È cominciata nell’attesa (che purtroppo resta tale) dei ristori) e sta proseguendo con qualche sofferenza di mercato. Le stazioni che contano sul mercato strettamente domestico si trovano in difficoltà: di abbondanza. Quelle di riferimento degli stranieri stanno arrancando. Anche perché quest’estate, a differenza di un anno fa, c’è più offerta: mare, laghi, anche l’estero».

Si parla di un 30% in meno di passaggi.

«Abbiamo località che sono più inclini ad aprire le porte al mercato extra-europeo. E queste località hanno investito in qualità e nel ricettivo di altissima categoria; oggi stanno soffrendo di più. Noi siamo partiti con l’idea che giugno, comunque, non poteva dare i risultati del 2019, però siamo fiduciosi con luglio e agosto di poter avere un andamento più che normale e di recuperare quanto perso con un efficace mese di settembre».

A meno che i contagi non riservino sorprese…

«Lo vedremo fin dai prossimi giorni. Intanto, però, deve partire la pianificazione invernale».

Non è un po’azzardato in queste condizioni?

«No. Noi stiamo chiedendo di poter definire quanto prima eventuali protocolli e regole, perché dobbiamo dare una sicurezza sia a livello di esercenti turistici, che devono esattamente sapere con quali regole si gioca, che per le prenotazioni ai clienti invernali».

Ma siamo in piena estate...

«Appunto. A settembre iniziano le campagne vendita degli “stagionali” e con fine ottobre i primi ghiacciai aprono. Quindi dobbiamo decidere quali devono essere le regole del gioco».

Semplice, si scierà col green pass.

«E infatti stiamo lavorando su questa ipotesi a livello nazionale e secondo noi è l’unica vera soluzione. Il Green pass può garantire una vacanza in sicurezza e dobbiamo arrivare a questo. Anche per la clientela estera».

Insomma, state scommettendo sul Green pass europeo...

«Già con il mercato europeo arriveremmo a un buon 90% di copertura della clientela. Io farei subito la firma se così accadesse per l’inverno. Però, attenzione, il green pass da solo non basta».

Ci vogliono anche le linee guida?

«Noi abbiamo tre regolamenti distinti tra Trentino, Veneto e Alto Adige in questo momento. Le due Province autonome hanno libertà di scelta, il Veneto si deve allineare al regolamento nazionale, Questa situazione d’estate è digeribile, perché il trasporto è abbastanza limitato, d’inverno non possiamo però assolutamente pensare di non avere un regolamento univoco. Noi siamo interconnessi e quindi dobbiamo assolutamente giocare con gli stessi regolamenti per non creare disagi al cliente».

l ritardo sui ristori sta avendo ricadute sulla manutenzione straordinaria e ordinaria dei vostri impianti?

«Il sistema bancario ha capito l’importanza della sicurezza e, quindi, della manutenzione. Certo, però, che i ristori non devono arrivare all’ultimo momento».

Avete ulteriori investimenti in corso dopo i 100 milioni impegnati l’anno scorso?

«Ne abbiamo, ma tanti stanno aspettando l’esito dei ristori per avviare cantieri che possono riguardare l’innevamento programmato, l’acquisto di mezzi battipista o anche piccole sciovie. Per qualche decina di milioni».

La tragedia del Mottarone in quale misura ha influito sugli“imbarchi” di questa estate?

«Non ha granché influito. Vedo, invece, un grosso problema a livello di reperimento delle risorse lavorative. In questo momento abbiamo problemi nel personale, soprattutto nella parte ricettiva e commerciale».

Quanti posti non riuscirete a coprire per il prossimo inverno?

«Forse un migliaio. Tanti stagionali, riscontrando l’incertezza dei ristori, hanno preferito il posto in fabbrica o in qualche servizio. Io mi auguro che lo sblocco dei licenziamenti ci permetta di riportare sul mercato risorse che per noi sono vitali».

Altrimenti?

«Le strutture e gli impianti apriranno con minore capienza di letti o, addirittura, rimarranno chiusi. In ogni caso io voglio essere fiducioso: Draghi ci aiuterà ad essere positivi. Non penso che il nostro settore morirà o subirà un altro lockdown perché il green pass e i vaccini dovranno in ogni caso garantire la libera circolazione. Almeno così mi auguro». —



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