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A Treviso per salvare la ghiandaia ferita: «Rimpallato da tutti, a Belluno nessun aiuto»

L’odissea di un bellunese: «Manca un centro per le cure. Ho dovuto fare 140 km ma ne è valsa la pena». La petizione per avere una struttura per la cura e il recupero degli animali selvatici vittime di incidenti negli orari serali e notturni ha già raggiunto le 3mila firme 

BELLUNO.Da Erode a Pilato per far curare una ghiandaia. È quello che è successo domenica sera a un bellunese in zona Limana. Il suo cuore d’oro ha permesso di salvare da morte certa un esemplare di ghiandaia.

L’uomo, a bordo della sua auto, stava percorrendo via Polentes quando, all’improvviso, un esemplare maschio di ghiandaia ha urtato la sua auto. Il guidatore si è subito fermato e ha soccorso l’animale, che era ancora vivo, ma bloccato a terra a bordo strada: «Aiutato da un amico, ho caricato il volatile su un trasportino per gatti e sono andato verso casa», racconta Luca.

Nel momento in cui sono iniziate le telefonate per soccorrere l’animale è iniziata una vera e propria odissea: un rimpallo continuo da un numero a un altro: «Ho chiamato il 118 per allertare il servizio di pronto soccorso veterinario», prosegue il racconto, «ma sono stato reindirizzato al centralino del San Martino, dove mi è stato indicato il numero dell’Ospedale Veterinario Città di Conegliano. Contatto questo numero e arriva un ulteriore dirottamento al Parco dello Storga, dove c’è il Centro di raccolta della fauna selvatica della provincia di Treviso. Qui mi viene dimostrata la disponibilità a curare l’animale, ma prima avrei dovuto contattare i carabinieri forestali competenti per zona. Compongo il 112 e arriva l’ennesimo rimpallo: l’operatore risponde che competente è la Polizia Provinciale, attiva dalla mattinata di lunedì».

Tutto questo succede mentre il volatile non sta affatto bene: «Ho valutato la situazione e ho deciso che l’unica soluzione era montare in macchima e andare personalmente a Treviso al Parco dello Storga. Arrivato a destinazione, ho trovato due veterinarie e un’operatrice pronte ad accogliere la ghiandaia. Il volatile è stato visitato per verificare se vi fossero danni agli arti e alle ali: l’indagine ha dato esito negativo. A quel punto è stato trasferito in un’apposita gabbietta dove rimarrà per 48 ore in osservazione, in modo da verificare che non abbia subito delle lesioni interne o altri traumi. Poi verrà trasferito in una grande voliera con altri uccelli e dopo un periodo di osservazione verrà definitivamente liberato».

All’esemplare di ghiandaia è stato assegnato l’id 1484: questo numero sta anche ad indicare il totale dei soccorsi effettuati dalla struttura dal primo aprile a domenica sera. Le veterinarie hanno riferito anche che non è la prima volta che gli “animali feriti bellunesi” arrivano a Treviso, raccontando ad esempio di un cucciolo di cervo ferito a Cortina o di una civetta, anch’essa proveniente dalla nostra provincia.

Una storia a lieto fine: per il soccorritore è valsa la pena essersi messo in auto, aver percorso l’A27 con i suoi cantieri, aver pagato due pedaggi da 4,90 euro e, dulcis in fundo, essere rimasto bloccato qualche minuto per un incidente in una delle gallerie che portano a Vittorio Veneto. Non mancano tuttavia alcuni interrogativi: perché a Belluno non c’è un Centro raccolta fauna selvatica come quello di Treviso? Perché si deve compiere un viaggio di un’ora circa, sottoponendo a stress importante un animale malato?

La petizione

In provincia è sentita la mancanza di una struttura (un tempo presente sul territorio) per la cura e il recupero degli animali selvatici vittime di incidenti negli orari serali e notturni. A tal proposito è stata avviata una raccolta firme per la riapertura di un centro di questo tipo.

Cristiano Fant, promotore della petizione, racconta come sta andando: «Siamo quasi a 3mila firme in tre settimane. Non è male per la nostra realtà. L’idea sarebbe quella di raggiungere le 10mila firme per essere incisivi. Comunque, indipendentemente dal risultato, una volta terminata, consegnerò la petizione all’ufficio “Caccia e Pesca” della Provincia e della Regione, i due enti competenti per il problema. L’obbiettivo è arrivare ad avere un Centro Recupero Animali Selvatici che sia fisso ed avere un servizio veterinario mobile. Porto un esempio: se un capriolo viene investito in Alpago, sarebbe giusto ci fosse la possibilità che il veterinario vada sul posto e faccia l’eutanasia all’animale, se non è possibile salvarlo. Un servizio attivo h24 come previsto dalla normativa».

Non mancano in provincia gli episodi in cui gli animali vengono coinvolti in sinistri con veicoli oppure si feriscono e debbano essere soccorsi dai cittadini. «Ci sono molti casi a Belluno in cui chi vuole soccorrere un animale si deve recare fuori provincia», denuncia Fant. «In questi eventi sono coinvolti caprioli, volpi, tassi, ricci, lepri e rapaci. Capita spesso di avere bisogno e non si trova l’aiuto necessario perché gli enti non sono strutturati. Da qui nasce la mia idea della petizione».

La normativa in materia è chiara, spiega il promotore: «La legge 157/92 prevede che ci siano specie cacciabili e non cacciabili. Entrambe vanno salvaguardate e lo Stato ha il dovere di tutelarle, demandando alle Regioni la difesa, in quanto ognuna ha la sua specificità e queste a loro volta demandano tutto alle Province perché anche quest’ultime hanno le loro particolarità. La Polizia provinciale è competente degli animali selvatici e sotto questo aspetto la Provincia di Belluno è fallace: un animale che ha un incidente nelle nostre zone, nella maggior parte casi è destinato a morire».

Chi volesse aderire alla petizione può entrare nel seguente link https://www.change.org/p/regione-veneto-assessore-cristiano-corazzari-provincia-di-belluno-ripristino-di-cras-e-primo-soccorso-animali-selvatici-investiti. —

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