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Belluno, abbattimenti mirati degli ungulati, al via i corsi per i cacciatori

La Provincia forma le “doppiette” per regolare gli ungulati. Tremila i cervi abbattuti. Nel mirino ora pure le cornacchie

BELLUNO. C’è l’urgenza di riportare in equilibrio la fauna con l’agricoltura e la zootecnia. Ed è questo il motivo per cui la Provincia sta professionalizzando sempre nuovi cacciatori quali sentinelle della biodiversità. Che cosa significa? L’ultimo censimento di cervi, non ancora ufficializzato, parla di 8 mila capi, contati uno ad uno, un centinaio in meno di quelli dell’anno scorso, ma a conclusione di un piano di controllo che ha ridotto i cervi di ben 3 mila unità.

Una mattanza, si dirà. «Niente affatto» replica il consigliere delegato Franco De Bon «Questo numero è compatibile con le esigenze dell’agricoltura e delle foreste».

In Cansiglio, infatti, la quota eccessiva di ungulati ha devastato ampie aree di sottobosco. La provincia si è rinaturalizzata, è arrivato anche il lupo, ma le varie famiglie di animali sono eccessive. Si pensi ai cinghiali, l’attila più temuto da qualche anno a questa parte, soprattutto da chi ha pascoli in quota, sulle Prealpi.

Ma, attenzione, la cornacchia, un volatile che pare innocuo, è in verità la seconda fonte del temuto disastro, soprattutto per le semine. «Il contenimento è irrinunciabile» spiega De Bon «se vogliamo garantire i seminativi anche nelle nostre valli».

Questione di biodiversità, secondo l’esponente della Provincia; ne dovrebbero prendere buona nota anche gli animalisti. Parte della biodiversità sono anche le sementi mangiate dalle cornacchie o le piantine in bosco “brucate” dagli ungulati.

Chi, dunque, deve provvedere a questo riequilibrio? I cacciatori. Che in provincia si sono dimezzati; oggi a malapena raggiungono quota 2 mila. Bene, sono cominciati a Villa Patt di Sedico i corsi di formazione per seguaci di Diana, avviati dalla Provincia. Un percorso per esperti al prelievo selettivo degli ungulati in conformità con le linee guida Ispra, in collaborazione con l’Accademia Ambiente Foreste e Fauna del Trentino, la Scuola di formazione permanente in materie ambientali, forestali e faunistiche della Provincia di Trento. Una cinquantina gli iscritti alle lezioni, che spaziano dal quadro normativo alle tecniche venatorie, dall’ecologia al riconoscimento in natura, dalle norme igieniche sul trattamento delle carni alla balistica, fino ad alcune esercitazioni pratiche. Il corso andrà avanti fino all’inizio di ottobre, con due parti: la prima, base, uguale per tutti; la seconda dedicata alle singole specie cacciabili.

«Un corso indispensabile per formare le persone che sul territorio sono deputate alla regolazione delle popolazioni di ungulati, di altissimo profilo» spiega De Bon «Le lezioni sono basate su linee guida Ispra, in un percorso complesso che interseca aree diverse. L’obiettivo finale è di avere professionisti del prelievo venatorio. Perché la gestione del territorio passa obbligatoriamente attraverso due componenti: la pianificazione che fa la Regione con partecipazione della Provincia, e la formazione dei soggetti che esercitano il prelievo. In tale maniera il cacciatore entra a pieno titolo nella società civile come regolatore di situazioni faunistiche squilibrate».

I cacciatori, dunque, sempre più professionisti, anche in campo naturalistico. E con loro, secondo la Provincia, bisognerebbe concludere alleanze finalizzate alla conservazione delle specie. 

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